Analisi delle nuove quotazioni azionarie USA│Tongying Group (TYZ.US): Un grossista con “entrate in crescita ma non profitti”, come realizzerà il suo sogno al Nasdaq?
La situazione di stallo in cui Tong Ying Group continua a rimandare la "definizione del prezzo" rappresenta proprio l’emblema delle reali difficoltà che le piccole e medie imprese cinesi con fondamentali deboli stanno affrontando nell’attuale contesto regolamentare delle quotazioni all’estero.
Nonostante Tongying Group (TYZ.US) abbia raggiunto un volume di ricavi di 644 milioni di dollari nel 2025, il suo percorso di quotazione negli Stati Uniti non sta procedendo senza intoppi.
Dalla prima presentazione pubblica all’SEC il 21 febbraio 2025, fino alla terza revisione del prospetto informativo il 21 luglio 2026, la procedura IPO di Tongying Group è tecnicamente in corso, ma fino ad ora la società non ha ancora reso noti dettagli sul prezzo e sulla dimensione dell’offerta, indicando che il processo IPO procede evidentemente più lentamente del previsto.
Se osserviamo il ritmo tipico delle IPO sul mercato azionario statunitense, il ciclo classico dalla presentazione fino al roadshow dura 3-6 mesi. Anche aggiungendo il processo di registrazione per la quotazione all’estero presso la CSRC cinese, la tempistica complessiva della maggior parte delle aziende cinesi quotate all’estero si aggira attorno ai 12-18 mesi. Tuttavia, Tongying Group ha superato i 18 mesi dalla presentazione pubblica di novembre 2024, senza aver ancora completato la registrazione, e ancor meno arrivando alla fase di “price discovery”, con un progresso nettamente inferiore alle aspettative di mercato.
Dietro questa lentezza operativa, troviamo un intreccio di fattori: il sovraccarico del canale di registrazione, la nuova regolamentazione Nasdaq che impone l’underwriting minimo di 25 milioni di dollari per aziende cinesi e la debolezza intrinseca dei fondamentali. Lo stallo nella “mancata determinazione del prezzo” da parte di Tongying Group riflette proprio la realtà attuale delle imprese cinesi di piccole e medie dimensioni con fondamentali deboli che affrontano la pressione regolatoria delle quotazioni estere.
Miglioramento della struttura del business, ma nel “pantano” della crescita dei ricavi senza aumento dei profitti
Dal prospetto risulta che Tongying Group, fondata nel 2020, si occupa principalmente di commercio di commodities e consulenza per la supply chain, acquistando prodotti chimici, metalli non ferrosi e prodotti agricoli a monte e rivendendoli a valle. Una delle peculiarità principali del suo modello commerciale è la doppia “assenza”: nessun trasporto e nessun magazzinaggio.
I prodotti gestiti da Tongying Group vengono spediti dai fornitori a magazzini di terze parti designati dalla società, i clienti ritirano la merce in autonomia, mentre l’azienda si limita a completare la transazione tramite “magazzino designato + passaggio della proprietà”, agendo come intermediario tra domanda e offerta e fornendo anche un ponte finanziario.
Questa strategia di asset leggeri riduce notevolmente i costi operativi ma significa anche che la società ha un ruolo facilmente replicabile nella catena di fornitura reale, con profitti totalmente dipendenti dalla differenza di prezzo tra a monte e a valle. In un mercato dove la trasparenza dei prezzi delle materie prime è massima, lo spazio per gli intermediari si riduce progressivamente, e il profitto marginale diventa una condanna “strutturale” dalla quale è difficile emanciparsi. I risultati di Tongying Group nel 2025, segnando un “miglioramento della struttura del business senza incremento degli utili”, ne sono la dimostrazione più evidente.
Come illustrato nel prospetto, nella prima metà del 2025, il prezzo medio di settore del PTA è calato del 13-15% a causa di eccesso di offerta e domanda debole. Tongying Group ha quindi colto l’occasione per ristrutturare il business: mentre riduceva la quota di risorse dedicate al PTA, l’azienda ha continuato a espandere la categoria mais ed è entrata su un nuovo prodotto, l’EVA (etilene-acetato di vinile), che sono diventati i principali motori della crescita dei ricavi.
Nello specifico, il fatturato dal mais è aumentato del 210,4% su base annua raggiungendo i 184 milioni di dollari, rappresentando la seconda linea di crescita dell’azienda; l’EVA, prodotto introdotto in corso d’anno, ha già generato ricavi per 22,07 milioni di dollari, sostenendo efficacemente la crescita totale. Con il contributo congiunto di mais ed EVA, il fatturato complessivo di Tongying Group nel 2025 è cresciuto dell’8,19% raggiungendo circa 644 milioni di dollari.
Contestualmente alla crescita dei ricavi, la struttura del business ha visto una notevole ottimizzazione. La quota dei ricavi dal PTA (acido tereftalico) si è ridotta dall’84,3% del 2024 (“monopolista”) al 65%; la quota del mais è salita dal 10% al 28,6%, mentre l’EVA ha raggiunto il 3,4% del totale.

Tuttavia, la crescita delle entrate e l’ottimizzazione della struttura del business non si sono tradotte in una maggiore redditività. Nel periodo in esame, l’utile netto è stato di soli 815.000 dollari, quasi invariato su base annua, con un margine netto dello 0,13%, una situazione di quasi pareggio, in cui l’aumento dei ricavi non ha portato a un incremento degli utili.
Squilibrio tra struttura patrimoniale e volumi di ricavi, la sopravvivenza a costo di diluzione azionaria sembra inevitabile
In realtà, le difficoltà che Tongying Group sta affrontando non riguardano solo la mancata crescita dei profitti; anche lo squilibrio tra struttura patrimoniale e volume dei ricavi è una sfida significativa. Dal prospetto risulta che al 31 dicembre 2025, il totale delle attività era di circa 3,83 milioni di dollari, sostenendo un fatturato annuo di 644 milioni, con una tipica espansione a leva; di queste, le immobilizzazioni nette erano solo 1,92 milioni di dollari, quasi prive di asset pesanti da offrire in garanzia per finanziamenti, mentre la liquidità di cassa e equivalenti era di appena 178.000 dollari.
Per un trader di commodities con un volume di oltre 600 milioni di dollari annui, una riserva di contanti così bassa equivale a camminare sul filo del rasoio: in caso di forti oscillazioni dei prezzi, crediti inesigibili a valle o interruzioni nella supply chain, la società rischia di non avere alcun margine di manovra e la sua capacità di sopportare errori o rischi è molto bassa.
Inoltre, le piccole e medie imprese operanti nelle commodities affrontano una crescente “doppia pressione”. Dal lato dei prezzi, i prodotti chimici (PTA, EVA, glicole etilenico) sono influenzati da molteplici fattori come geopolitica, cicli macroeconomici e aggiunta di capacità, risultando in forti fluttuazioni che rappresentano una sfida gestionale. Nel 2025, il calo del 15,2% del prezzo medio del PTA ha zavorrato la performance generale, costringendo l’azienda a compensare con i ricavi del mais per mantenere la crescita positiva del fatturato.
Dal lato competitivo, le multinazionali (come Glencore, Trafigura) dominano il mercato grazie alle economie di scala e all’integrazione verticale, mentre i piccoli operatori soffrono di svantaggi strutturali nell’accesso alle risorse e nei costi di finanziamento. Trovare un vantaggio competitivo differenziante nel “red ocean” del commercio è diventata una sfida impellente per le piccole e medie imprese.
In più, la trasformazione strategica di Tongying Group soffre di doppie carenze: di competenze e di capitale. Nel prospetto, per aumentare l’attrattività e la valutazione IPO, la società delinea tre pilastri di trasformazione strategica.
Il primo è la transizione a piattaforma. L’azienda prevede di avviare il sistema CRMC (piattaforma B2B per materie prime chimiche) entro la fine del 2026 e di raggiungere la piena operatività nel 2027, evolvendo dal tradizionale ruolo di intermediario offline verso servizi di gestione della supply chain online e centralizzati. Tuttavia, il valore netto delle attività immateriali è attualmente di soli 5.000 dollari, segno che la base tecnologica è pressoché nulla e che occorre costruire il team da zero.
Il secondo pilastro è l’internalizzazione degli asset logistici, con la costruzione prevista per il 2027 di un deposito intelligente e automatizzato proprio, per superare il semplice ruolo di “broker” e guadagnare sui vantaggi della proprietà e dello stoccaggio. Il terzo è lo sviluppo di strumenti finanziari: la società prevede per il 2026 la creazione di un team per il trading spot/futures, con l’intento di coprire i rischi di fluttuazione dei prezzi attraverso strategie di hedging e liberarsi così dalla “condanna dei margini bassi”.
Tuttavia, questi piani di trasformazione sono in netto contrasto con le attuali debolezze finanziarie. La creazione di piattaforme, magazzini di proprietà e operazioni di hedging richiedono importanti investimenti, ma la situazione di cassa della società non le consente di sostenere questi cambiamenti; il successo della trasformazione dipende quindi dai fondi raccolti tramite questa IPO.
Eppure, il nuovo regolamento Nasdaq che impone una raccolta minima di 25 milioni di dollari per le aziende cinesi getta Tongying Group in un dilemma: per soddisfare i requisiti di quotazione, probabilmente sarà necessario accettare valutazioni più basse e aumentare il numero di azioni emesse, ottenendo così fondi al prezzo di una significativa diluizione, in una vera e propria “scommessa fra equity e sopravvivenza”.
In sintesi, Tongying Group “intrappolata nei margini bassi, bloccata nella trasformazione per mancanza di fondi, ferma al prezzo di quotazione”, è ormai l’esempio tipico delle piccole e medie imprese cinesi con fondamentali deboli, finita in una crisi strutturale sotto le nuove regole Nasdaq del 2026.
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