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L’oro raggiunge una pietra miliare storica, la Federal Reserve sembra “prendere con freddezza” la situazione ma in realtà evita il trend centrale

L’oro raggiunge una pietra miliare storica, la Federal Reserve sembra “prendere con freddezza” la situazione ma in realtà evita il trend centrale

汇通财经汇通财经2026/09/07 23:35
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Per:汇通财经

Huìtōng Network, 7 settembre—— La Federal Reserve può usare varie sottigliezze tecniche per spiegare la "casualità" del sorpasso dell’oro sui Treasury USA, ma non può evitare e tantomeno sminuire la profonda trasformazione dietro questo traguardo storico: l’oro è ormai tornato ad essere un asset valutario centrale di primaria importanza nel sistema finanziario globale.



Nel mondo degli affari c’è un vecchio detto molto trasparente: se qualcosa attira l’attenzione da parte di tutti e qualcuno si ostina a spiegare “non è così importante”, ciò dimostra esattamente che questo fatto pesa molto più di quanto sembri.

Rivedendo le più recenti analisi della Federal Reserve, questo concetto trova la sua conferma più calzante. Di recente il mercato ha assistito a una svolta storica dell’oro: nel 2025, il valore totale delle riserve auree ufficiali dei vari Paesi nel mondo ha ufficialmente superato quello dei Treasury statunitensi detenuti all’estero.

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Questo traguardo, raggiunto per la prima volta nel 2025, ha poi ottenuto il riconoscimento di istituzioni finanziarie di vertice come il Fondo Monetario Internazionale (IMF), riscrivendo profondamente l’assetto degli asset di riserva internazionali. Tuttavia, la Federal Reserve è intervenuta per “raffreddare gli animi”, cercando di ridimensionare dal punto di vista tecnico il significato di questo evento.

Il tempismo del recente intervento della Federal Reserve risulta particolarmente interessante. Proprio di recente il Tesoro USA ha annunciato che, tramite un programma di buy-back obbligazionario, raddoppierà gli acquisti di Treasury a lunga scadenza. Sebbene ufficialmente non sia stato ammesso che si tratti di un’azione di controllo della curva dei rendimenti, il mercato non può sottovalutare questo segnale.
La logica è semplice: se sul mercato ci fosse abbastanza domanda privata e istituzionale per i Treasury a lunga scadenza, il governo americano non avrebbe alcuna necessità di intervenire direttamente per sostenere liquidità. Su questo sfondo, il ruolo sempre più centrale assunto dall’oro nel sistema globale delle riserve non può né deve essere sminuito, anzi merita la piena attenzione di tutto il mercato.

Oggettivamente, le interpretazioni della Federal Reserve non sono del tutto prive di fondamento, e le due principali obiezioni sollevate presentano una certa razionalità.

Primo, il sorpasso del valore delle riserve auree su quelle dei Treasury dipende principalmente dal forte rialzo del prezzo internazionale dell’oro, più che dagli acquisti massicci delle banche centrali nell’ultimo periodo. Non c’è stata un’impennata negli acquisti da parte delle banche centrali, ma è l’incremento di valore dell’oro ad aver determinato questo storico distacco.

Secondo, gran parte delle riserve auree detenute attualmente a livello globale provengono dall’epoca del sistema di Bretton Woods, accumuli di decenni passati e non da una pianificazione recente dei vari Paesi.

Tuttavia, queste precisazioni tecniche non possono assolutamente cancellare il significato centrale di questo traguardo.

Perfino i dati della stessa Federal Reserve lo attestano: anche escludendo le immense riserve auree degli Stati Uniti, a fine 2025 il valore totale delle riserve auree sovrane degli altri Paesi resta di 4.000 miliardi di dollari, leggermente superiore ai 3.900 miliardi di dollari in Treasury americani detenuti nel mondo.

Ancora più importante, le scelte concrete delle banche centrali mostrano che il valore strategico dell’oro è in costante crescita.

Negli ultimi anni, l’appetito delle banche centrali per l’oro è rimasto elevato: il volume medio annuale degli acquisti ha raddoppiato rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Studi settoriali confermano che una percentuale record del 45% delle banche centrali pianifica ulteriori acquisti d’oro nei prossimi 12 mesi; l’89% degli istituti prevede che il totale delle riserve auree globali continuerà ad aumentare.

Analizzando le prospettive a lungo termine, l’84% degli operatori del settore ritiene che la quota dell’oro nelle riserve globali salirà ancora nei prossimi cinque anni, mentre il 74% è convinto che il peso del dollaro nel sistema di riserve internazionali diminuirà progressivamente.

Questo consenso diffuso nel settore dimostra chiaramente che le banche centrali non considerano più l’oro come un “vecchio relitto del sistema di Bretton Woods”, ma piuttosto un asset strategico fondamentale e concreto.


Ovviamente, tutto questo non implica che il dollaro perderà subito il suo ruolo dominante di valuta di riserva globale, né che i Treasury siano destinati a perdere subitaneamente valore. Ancora oggi, i Treasury sono gli asset finanziari con maggiore liquidità e profondità di mercato al mondo, ed è impossibile scalzarli nel breve termine.

Ma questo non è il punto centrale. Il vero cambiamento che merita attenzione è che la logica con cui le banche centrali allocano le riserve è ormai completamente cambiata.

I Paesi non si affidano più esclusivamente a dollaro e Treasury, ma considerano l’oro uno strumento strategico centrale, in parallelo al dollaro e, in parte, anche in sua sostituzione.

La Federal Reserve può ricorrere a ogni sorta di dettaglio tecnico per spiegare il “carattere accidentale” del sorpasso dell’oro sui Treasury, ma non può eludere o attenuare la profonda trasformazione dietro questo traguardo: l’oro è tornato ad essere un asset valutario chiave di fondamentale importanza nel sistema finanziario globale.

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