Il Giappone sta trascinando il mondo intero verso il baratro
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi ha superato il 3% per la prima volta in 30 anni, suscitando allarmi a livello globale. Secondo Nomura, l’epicentro dell’attuale aumento dei tassi di interesse a lungo termine nel mondo si trova proprio in Giappone, a causa di un’espansione fiscale fuori controllo e delle aspettative di una stretta monetaria da parte della banca centrale; il premio per il rischio fiscale è ormai il principale fattore trainante. Ciò che preoccupa ulteriormente i mercati è che il continuo aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi non solo minaccia i bilanci delle istituzioni finanziarie globali, ma potrebbe anche far scoppiare la bolla delle azioni tecnologiche legate all'AI, innescando una repentina frenata economica.
Per la prima volta in 30 anni, il rendimento delle obbligazioni sovrane giapponesi supera il 3%. Secondo un avvertimento rilasciato dal Nomura Research Institute, la fonte dell’attuale impennata globale dei tassi a lungo termine è proprio il Giappone e non fattori esterni. Il rischio fiscale giapponese e le attese di normalizzazione della politica monetaria si stanno sommando e, attraverso il mercato obbligazionario, si stanno propagando a livello globale, costituendo una minaccia sistemica per i titoli tecnologici, gli investimenti in AI e perfino l’economia reale.
Il rendimento del JGB (titolo di Stato giapponese) a 10 anni durante le contrattazioni sul mercato di Tokyo ha superato in modo intermittente il 3,0%, raggiungendo un livello che non si vedeva dal settembre 1996. Secondo Trading Desk, Takahide Kiuchi, Chief Economist presso Nomura Research Institute, ha dichiarato nell’ultimo report che nell’ultimo anno il rendimento a 10 anni dei bond giapponesi è salito complessivamente di circa 1,4 punti percentuali, mentre lo stesso titolo statunitense è salito meno della metà di quel valore nello stesso periodo, un segnale che la crescita dei rendimenti dei JGB è principalmente trainata da fattori interni e non da influenze dei mercati esteri.
Takahide Kiuchi ritiene che, se si considera il livello assoluto del rendimento, i bond giapponesi abbiano raggiunto il massimo degli ultimi 30 anni, mentre i titoli USA sono solamente tornati ai massimi da gennaio 2025, il rendimento dei titoli tedeschi a 10 anni risulta il più alto dal 2011, così come quelli britannici dal 2008. In una prospettiva comparata, il Giappone è più probabilmente l’origine attuale della spinta ai tassi globali a lungo termine, piuttosto che un soggetto passivo trainato dall’esterno. Allo stesso tempo, l’amministrazione Trump ha cominciato ad intervenire in modo inusuale nella politica economica giapponese, esercitando pressioni sulla banca centrale nipponica affinché aumenti i tassi e sul governo Takamichi affinché limiti l’espansione fiscale.
Tre fattori principali spingono i rendimenti dei JGB sopra il 3%
Secondo il report del Nomura Research Institute, già ad agosto il rendimento a 10 anni dei JGB aveva sfiorato la soglia del 3% e l’ha infine superata l’1 settembre durante le contrattazioni. Tre i principali driver dietro questa dinamica.
Primo, l’aumento delle attese di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Le ultime dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, al simposio di Jackson Hole hanno rafforzato le attese da parte del mercato di un rialzo dei tassi al FOMC di settembre, mettendo sotto pressione i listini obbligazionari globali.
Secondo, l’atteso aumento dei tassi da parte della Banca centrale giapponese. Il mercato si aspetta in larga parte che la BoJ intervenga sui tassi nella riunione politica di settembre, con ulteriore impatto al rialzo sui titoli di Stato giapponesi.
Terzo, i rischi di espansione fiscale in Giappone stanno aumentando. Alla fine di agosto, la somma delle richieste di bilancio ordinario per l’anno fiscale 2027 presentate dai vari ministeri era superiore di circa 20 trilioni di yen rispetto all’esercizio 2026, alimentando notevolmente le preoccupazioni sul peggioramento della posizione fiscale del Giappone.
Il rischio fiscale è il principale motivo della crescita del rendimento
Il Nomura Research Institute ha analizzato i fattori che, negli ultimi dodici mesi, hanno portato il rendimento decennale giapponese a crescere di 1,4 punti percentuali. I risultati mostrano che l’aumento delle aspettative di inflazione ha contribuito per circa 0,49 punti percentuali, il cambiamento della quota dei JGB in mano alla BoJ per circa 0,08, l’aumento dei rendimenti dei Treasuries a 10 anni per altri 0,08, il cambiamento delle aspettative sui tassi reali per 0,15, mentre la voce “altro” ha inciso per ben 0,60 punti percentuali—quest’ultima attribuita principalmente al premio di rischio legato al peggioramento delle condizioni fiscali giapponesi.

Ciò significa che fra tutti i fattori che incidono sull’aumento dei rendimenti dei JGB, il premio di rischio fiscale rappresenta la voce singola più significativa, ben più importante rispetto a inflazione attesa e attese di politica monetaria.
Kiuchi sottolinea che non sempre tassi a lungo termine più alti sono un “male”—se derivano da maggior potenziale di crescita o da una crescita delle aspettative di inflazione, il tasso reale può non crescere e il danno all’economia è limitato. Ma quando la crescita è dovuta soprattutto al rischio fiscale, allora l’impatto economico negativo è reale, spesso più subdolo e ritardato rispetto agli effetti di una salita dei tassi a breve.
L’amministrazione Trump interviene in modo inusuale sulla politica giapponese
L'amministrazione Trump ha iniziato a intervenire con modalità poco consuete nella politica economica giapponese. Il Segretario al Tesoro USA, Besant, in occasione del recente vertice G20 di ministri finanziari e governatori delle banche centrali, ha espresso al Ministro giapponese Satsuki Katayama e al governatore BoJ Kazuo Ueda che il Giappone deve chiarire il proprio percorso di sostenibilità fiscale e i piani di rialzo dei tassi.
In precedenza, già a fine luglio, dopo la conclusione delle manovre congiunte di intervento nei mercati valutari tra Giappone e USA, Besant aveva pubblicamente espresso l’auspicio di rialzi da parte della BoJ. Secondo Nomura Research Institute, la logica dietro alla mossa dell’amministrazione Trump è la seguente: il persistente deprezzamento dello yen e la discesa dei prezzi dei titoli di Stato giapponesi (ossia la salita dei rendimenti) potrebbero avere ricadute negative non solo per gli USA, ma sull’intero mercato globale. Per questo Washington sta cercando di intervenire più attivamente sulle scelte politiche giapponesi, spingendo la BoJ ad alzare i tassi e chiedendo al governo Takamichi di limitare l’espansione fiscale.
Il report sottolinea che se il governo Takamichi dovesse gradualmente modificare la sua posizione attiva sulla spesa pubblica, i rischi di deterioramento fiscale calerebbero e anche le pressioni al rialzo sul rendimento a 10 anni si allenterebbero.
La crescita del rendimento JGB può innescare turbolenze finanziarie globali e raffreddare il boom AI
Il Nomura Research Institute avverte che l’aumento globale dei rendimenti a lungo termine, con il Giappone come epicentro, potrebbe generare scossoni insidiosi per economia e sistema finanziario globali.
Dal punto di vista macro, il rialzo dei tassi aumenterà la spesa per interessi dei governi, potenzialmente innescando una spirale negativa di “peggioramento fiscale—crescita dei rendimenti”, riducendo il valore di mercato delle obbligazioni nei portafogli degli operatori finanziari e destabilizzando i loro bilanci. Inoltre, un rialzo dei rendimenti inciderà in negativo sui prezzi degli asset risk come immobili e azioni.
In particolare, si segnalano i titoli tecnologici e quelli legati all’AI, tradizionalmente più sensibili alle oscillazioni dei tassi. Come sottolinea Kiuchi, se la salita globale dei tassi a lungo guidata dal Giappone dovesse perdurare, potrebbe scatenare una correzione della corsa ai titoli AI. Una discesa dei prezzi delle azioni AI ridurrebbe la capacità di queste aziende di raccogliere capitali tramite nuove emissioni azionarie o debito, influenzando così anche gli investimenti effettivi nelle infrastrutture AI.
“Questo rischio potrebbe non manifestarsi solamente come un raffreddamento graduale dell’attività economica, ma perfino come una repentina brusca frenata,” scrive il rapporto. Il Nomura Research Institute sottolinea che questo in parte spiega perché l’amministrazione Trump abbia scelto una linea d’azione rara e diretta, sollecitando il Giappone ad abbandonare quegli orientamenti di policy che potrebbero ulteriormente indebolire lo yen e spingere al rialzo i tassi a lungo.
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