La svendita dei titoli di stato a lunga scadenza continua! Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni supera nuovamente il 5,2%: lo scontro tra la “crescita degli agenti intelligenti” e “l’aumento dei costi di finanziamento” si intensifica
Lunedì, poiché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto la recente proposta dell'Iran di riaprire lo stretto di Hormuz, si sono intensificate le preoccupazioni riguardo all'inflazione, portando a un aumento dei prezzi del petrolio e a una nuova vendita dei titoli di stato americani.
Secondo quanto riportato da Zhitong Finance APP, l’ondata di investimenti nelle infrastrutture per la potenza di calcolo AI si sta scontrando con un insieme di conflitti sempre più acuti: l'espansione massiccia delle applicazioni di agenti AI rafforza le aspettative di una crescente domanda di potenza di calcolo, spingendo le aziende a bloccare con largo anticipo massicce risorse di calcolo, mentre l’inflazione energetica e le aspettative di politica monetaria restrittiva guidata dalla Federal Reserve stanno contemporaneamente aumentando il costo dei finanziamenti per tali investimenti. Durante le prime ore della sessione asiatica del 28 settembre, dopo il rifiuto di Trump della più recente proposta iraniana di riapertura dello Stretto di Hormuz, il Brent è salito dell'1,4% a 105,80 dollari al barile e i Treasury statunitensi sono stati nuovamente oggetto di massicce vendite: il rendimento dei titoli a due anni, sensibili ai tassi di politica monetaria, è aumentato di 5 punti base al 4,90%, mentre il rendimento del decennale USA ha guadagnato 4 punti base, tornando sopra quota 5,20% per la seconda volta dopo giovedì scorso.
Nelle prime ore di contrattazione asiatica, anche i titoli di Stato giapponesi e australiani hanno seguito il trend dei Treasury soffrendo una notevole pressione in vendita. Per aziende impegnate nell’espansione dell’infrastruttura di potenza di calcolo AI come Oracle, Amazon, Google, CoreWeave e altri, ciò significa che nuovi finanziamenti richiederanno interessi più elevati e costi di finanziamento maggiori; per gli investitori azionari, ciò implicherà una valutazione dei profitti futuri attraverso un tasso di sconto e costi di finanziamento costantemente più elevati. Se la domanda di potenza AI continuerà a crescere e quanto di tale crescita si tradurrà infine in ritorni di cassa per gli azionisti, sono attualmente due domande che necessitano risposte distinte.
Il catalizzatore diretto di questa tornata di aggiustamenti nei mercati obbligazionari globali è la rinnovata valutazione dei mercati riguardo la tempistica di ripresa dell’offerta energetica e la necessità di ulteriori rialzi Fed; per la curva dei rendimenti dei Treasury a dieci anni e oltre, la forza strutturale più critica deriva invece dalla “crescita del deficit fiscale + emissioni AI”, che concorrendo, rivendicano il pool globale di capitali a lunga durata.
Comprendere il decennale USA come “ancora globale del prezzo degli asset” richiede di distinguere tra il percorso atteso dei tassi a breve termine e il premio alla scadenza richiesto sui titoli a lunga durata. Il 16 settembre la Federal Reserve ha portato i tassi di politica monetaria al 3,75%-4,00%, con nuove aspettative di ulteriori aumento dei tassi sotto il profilo inflazionistico che si ripercuotono dinamicamente sulle obbligazioni a lunga scadenza; oltre al boom di emissioni AI e all’espansione fiscale statunitense che assorbe risorse globali, anche l’incertezza sui finanziamenti fiscali, l’inflazione e la struttura domanda-offerta sulle obbligazioni a lungo costituiscono compensazioni extra chieste dagli investitori.
In Giappone, il mercato finanziario sta anch'esso perdendo il cuscinetto fornito dal passato ambiente di tassi bassi. Secondo le recenti quotazioni, il rendimento del decennale giapponese il 25 settembre ha raggiunto il 3,115%, al livello più alto dal 1996; i tassi a 20 e 30 anni sono saliti rispettivamente al 3,900% e 4,130% il 24 settembre. La Bank of Japan il 18 settembre ha deciso di alzare il tasso di policy da circa 1,00% a circa 1,25%, sottolineando chiaramente come i prezzi elevati del petrolio, la svalutazione dello yen e la domanda legata all’AI stiano spingendo al rialzo i costi aziendali, con parte della pressione trasferita già sui prezzi al consumo, e una crescente attesa di trasferimento salariale e inflazione.
Dopo il rifiuto di Trump dell’offerta iraniana, i prezzi del petrolio salgono e torna la vendita massiccia di bond
Lunedì, i Treasury statunitensi sono stati di nuovo al centro di vendite sul mercato. In precedenza, il presidente USA Donald Trump aveva rigettato la più recente proposta iraniana sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, spingendo i prezzi internazionali del petrolio al rialzo, con il Brent che al mattino è balzato oltre il 2% avvicinandosi ai 107 dollari, incrementando le preoccupazioni per l’inflazione globale sui mercati.
Il rendimento a due anni dei Treasury statunitensi, sensibile alle variazioni dei tassi, è salito di 5 punti base al 4,90%, mentre quello a dieci anni ha segnato un +4 punti base a 5,20%. Anche il prezzo delle obbligazioni sovrane di Giappone e Australia ha registrato perdite. La scorsa settimana, complice la retorica aggressiva dei funzionari della Federal Reserve, i rendimenti dei Treasury statunitensi su tutte le scadenze sono saliti ai massimi di molti anni, con le vendite di lunedì che si sono innestate su questo scenario già debole.

Come mostra l’immagine qui sopra, il tasso sui Treasury USA a dieci anni si aggira vicino ai massimi dal 2007.
Nelle prime ore di contrattazione asiatica, il Brent ha registrato un aumento dell’1,4%, raggiungendo 105,80 dollari al barile. In precedenza, l’Iran aveva dichiarato di non voler allentare le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, accrescendo la pressione sulla Fed di contenere l’inflazione tramite ulteriori rialzi. Secondo quanto riportato da Axios, Trump, pur avendo respinto la nuova proposta di Teheran, prevede che i negoziati riprenderanno questa settimana.
Damien McCullough, responsabile della ricerca sul reddito fisso presso Westpac Bank, ha dichiarato: “La Federal Reserve continua a lanciare segnali aggressivi e i prezzi del petrolio sopra i 100 dollari sono i principali fattori che spingono al ribasso i mercati obbligazionari”.
Contemporaneamente, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Besant ha esortato i policymakers della Fed a mantenere una “mente aperta” sulle questioni relative ai tassi, ritenendo che la produttività innalzata grazie all’intelligenza artificiale e all’allentamento della regolamentazione aiuterà a contenere l’inflazione americana.
Il “contraccolpo dei rendimenti” del boom AI: più è forte la domanda di potenza AI, più l’espansione necessita una chiara conta dei costi
L’espansione dei finanziamenti per l’AI si è ormai estesa dai giganti tecnologici investment grade fino a operazioni record di high yield. Il 24 settembre SoftBank ha fissato le condizioni per l’emissione di nuovi bond da 10 miliardi di dollari e 1 miliardo di euro, per un totale di circa 11,1 miliardi di dollari, che secondo i media rappresentano la più grande emissione obbligazionaria high yield aziendale della storia; secondo l’annuncio SoftBank, la data prevista di emissione è il 29 settembre. Il bond in dollari con scadenza 7,5 anni prevede una cedola del 9,75%, e parte dei proventi servirà a coprire l’ultima tranche di 1 miliardo di dollari di investimento aggiuntivo in OpenAI. Questa transazione dimostra che i canali di finanziamento AI restano accessibili, ma il prezzo da pagare per ottenerli è ora molto alto.
Anche le grandi aziende tecnologiche stanno ampliando il volume e la durata dei loro finanziamenti. La holding di Google, Alphabet, ha completato il 10 agosto un’emissione di bond in dollari pari a 25 miliardi di dollari, con la tranche più lunga in scadenza al 2066; il 9 settembre Amazon, tramite la sua prima emissione in sterline, ha raccolto 4,25 miliardi di sterline, equivalenti a circa 5,76 miliardi di dollari. Ma degno di nota è soprattutto il lato offerta: secondo le previsioni di Goldman Sachs, i cloud vendor di grandissime dimensioni emetteranno debito per 420 miliardi di dollari nel 2027, un record e il 60% in più rispetto alle stime per il 2026.
La pressione sui finanziamenti arriva sia dai tassi benchmark che dagli spread creditizi. I dati di mercato del 22 settembre mostrano che lo spread per gli emittenti legati all’AI si aggira sui 115 punti base, sopra ai 78 punti base del mercato investment grade in senso lato. Gli operatori evidenziano che il premio extra non dipende solo dalla valutazione del merito di credito, ma anche dall’aumentata offerta di bond, dall’incertezza del ritmo di emissione e dai limiti di concentrazione dei portafogli; questi spread non vanno direttamente equiparati al rischio di default. Per i nuovi finanziamenti a tasso fisso in USD, il costo è di solito costituito dal tasso base su pari scadenza (tipicamente legato al “benchmark globale dei prezzi degli asset” che è il Treasury USA a dieci anni), sommato al premio per credito e liquidità. Se entrambe le componenti salgono insieme, anche in presenza di una provvista assicurata, i ritorni dei progetti aziendali potrebbero comprimersi.
Questo dilemma può essere in parte riassunto come il “contraccolpo della curva dei rendimenti USA a lunga scadenza della prosperità AI”: per cogliere i dividendi futuri di produttività, le imprese innalzano di pari passo domanda di chip, energia, costruzioni e finanziamenti; se la crescita della domanda a breve supera l’espansione dell’offerta, possono crescere anche costi e pressioni inflazionistiche, irrigidendo il contesto di finanziamento. Besant sottolinea che AI e deregulation possono migliorare la produttività e contribuire a contenere l’inflazione, focalizzando sulla capacità di offerta nel lungo termine; ma secondo un modello della Federal Reserve di St. Louis, anche solo l’ottimismo sulle prospettive di crescita future potrebbe già stimolare domanda e inflazione nel breve termine, ancor prima che la produttività cresca realmente. I due giudizi coinvolgono differenti orizzonti temporali: il potenziale di riduzione costi nel lungo periodo non può automaticamente compensare le pressioni sui costi di finanziamento e le risorse vincolate nella fase di costruzione. Dal punto di vista finanziario dei progetti di infrastrutture AI, il vero focus deve andare a quanto margine rimanga tra tasso di ritorno degli investimenti e costo del capitale, e se il flusso di cassa riuscirà a sostenere la tempistica di rimborso dei debiti.
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