I sette giganti stanno quasi terminando il "massacro delle valutazioni"! Muse e Astra accendono il "AI FOMO trading", i titoli tecnologici si preparano a una grande rimonta.
Meta Muse e GPT-6 Astra di OpenAI hanno scatenato una nuova ondata di intelligenze artificiali, facendo tornare in auge il fenomeno del "AI FOMO trading", ovvero la tendenza degli investitori a inseguire e ricomprare asset legati all’AI per paura di perdere le opportunità di crescita nel settore.
Secondo quanto riportato da "APP Finanza Intelligente", dopo che l’indice Nasdaq 100 ha raggiunto nuovi massimi la scorsa settimana, i giganti della finanza di Wall Street come J.P. Morgan hanno iniziato a seguire il passo di Goldman Sachs, Jefferies e Yardeni Research nell’assumere una posizione rialzista sulle azioni tecnologiche statunitensi. Questo, in una certa misura, ha portato gli investitori istituzionali e i retail a concentrarsi sempre di più su strategie di accumulo in occasione dei ritracciamenti nei mercati azionari statunitensi di lunedì. Secondo J.P. Morgan, la revisione complessiva della valutazione dei sette grandi colossi tecnologici statunitensi (noti anche come Magnificent Seven, Mag 7), che pesano in modo significativo sull’indice azionario, potrebbe essere ormai quasi conclusa, e la crescita degli utili potrebbe tornare a essere il principale motore di sostegno dei prezzi azionari; la banca afferma che il rapporto tra il P/E atteso dei Magnificent Seven per i prossimi 12 mesi rispetto al mercato generale è sceso a circa una deviazione standard al di sotto della mediana storica, raggiungendo i minimi degli ultimi dieci anni.
Lunedì 28 settembre, alla chiusura di Wall Street, molte delle azioni tematiche legate all’intelligenza artificiale come AMD, Micron e SanDisk hanno subito forti pressioni a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, ma il titolo del "re dei chip AI" Nvidia (NVDA.US) è salito controcorrente dopo aver annunciato un nuovo programma di buyback di azioni per il valore record di 150 miliardi di dollari. Il giudizio positivo di J.P. Morgan non ha trascurato i cambiamenti nei modelli di business: la crescita del capitale investito nell’AI ha aumentato l’intensità di capitale, la necessità di finanziamenti è salita e il free cash flow è sotto pressione, elementi che giustificano uno sconto sulla valutazione. Tuttavia, il mercato ha già assorbito buona parte di questa revisione e la crescita degli utili in futuro potrebbe comunque superare l’impatto negativo di ulteriori compressioni di valutazione.
Apple, Microsoft, Alphabet (casa madre di Google), Amazon, Meta, Nvidia e Tesla non solo costituiscono una componente essenziale degli indici ponderati per la capitalizzazione del mercato azionario statunitense, ma, attraverso chip AI/semiconduttori AI, cloud computing e applicazioni AI con ampia penetrazione sul mercato finale, influenzano anche le aspettative degli investitori AI su scala globale. In precedenza, fino alla fine del 2025, nell’arco di tre anni il rally super bullish dello S&P 500 ha portato a una crescita di capitalizzazione di circa 30 mila miliardi di dollari, con i sette colossi tecnologici e la filiera delle infrastrutture AI come principali propulsori. Di conseguenza, le variazioni degli utili e delle valutazioni di questi sette colossi hanno un impatto simultaneo sia sulla performance degli indici di riferimento sia sulla propensione al rischio dei mercati azionari globali e sulle prospettive di crescita della catena tecnologica AI.
Con il lancio su larga scala di Meta Muse e GPT-6 Astra di OpenAI, si è scatenata una nuova ondata di “AI agent” ("agenti intelligenti AI"): il cosiddetto “AI FOMO trading” (ovvero l’acquisto o il riposizionamento di portafoglio da parte degli investitori che temono di perdere le opportunità legate agli asset AI) è tornato sulla scena. Dal punto di vista delle infrastrutture hardware sottostanti dell’AI, Muse e Astra promettono di ampliare ulteriormente l’adozione degli agenti intelligenti AI, e l’enorme crescita dei carichi di lavoro AI porterà anche a una maggiore domanda di modelli di inferenza, esecuzione di strumenti e gestione degli stati, mentre aumenta la pressione competitiva su alcune società software. GPU e TPU accelerano i calcoli dei modelli; CPU gestiscono browser, macchine virtuali, ricerca di prodotti, query di database e orchestrazione di transazioni; le HBM e le DRAM server gestiscono dati dei modelli, contesti e ambienti di lavoro concorrenti; le SSD aziendali conservano indici, record di task e stati persistenti, mentre le reti ad alta velocità e le interconnessioni ottiche supportano lo scambio distribuito dei dati.
I cosiddetti "sette grandi colossi tecnologici" o “Magnificent Seven” (Mag 7), che pesano oltre il 40% sugli indici S&P 500 e Nasdaq 100, sono stati la forza trainante principale dei nuovi massimi registrati dallo S&P 500, e per molte delle principali istituzioni di Wall Street rappresentano il portafoglio con il maggior potenziale di generare enormi ritorni per gli investitori, nel contesto della più grande rivoluzione tecnologica dai tempi di Internet.
J.P. Morgan: la revisione delle valutazioni per i sette colossi tech USA potrebbe essere ormai al termine
Secondo l’ultimo report di ricerca del team di strategia azionaria di J.P. Morgan guidato da Mislav Matejka, i sette grandi colossi tecnologici statunitensi hanno già subito un’importante revisione delle valutazioni: il rapporto fra il P/E atteso per i prossimi 12 mesi rispetto al mercato generale è vicino a una deviazione standard al di sotto della mediana storica, ai minimi da dieci anni.
Il team di strategia di J.P. Morgan ritiene che, con il calo della congestione delle posizioni rialziste nel settore tecnologico degli USA, la forte performance degli utili e la valutazione più razionale, il settore tech dovrebbe recuperare parte dello slancio perso dalla seconda metà del primo semestre; per questo motivo consigliano agli investitori di rientrare sul settore in occasione delle correzioni di mercato.
Il settore tecnologico guida ancora con ampio margine lo S&P 500 quest’anno, ma negli ultimi mesi il rally si è raffreddato, con timori che i massicci investimenti nell’AI non generino i ritorni sperati dagli investitori più ottimisti. All’interno del settore, i “sette giganti” statunitensi sono su livelli di valutazione minimi da 10 anni, mentre le azioni dei semiconduttori stanno uscendo da una fase difficile: sia Dario Amodei di Anthropic che Sam Altman di OpenAI hanno recentemente invocato un coordinamento per rallentare lo sviluppo delle AI avanzate, aggravando le criticità del comparto.

“Dubitiamo che alla fine ci sarà davvero un chiaro rallentamento, perché questa è una gara per la sopravvivenza, dove il vincitore prende tutto”, scrive il team di strategia azionaria di J.P. Morgan guidato da Mislav Matejka. J.P. Morgan sostiene che, sebbene difficilmente si ripeteranno i guadagni visti nel primo semestre, opportunità significative esistono ancora.
Il fatto che le valutazioni dei “sette giganti” siano ai minimi decennali non è un’osservazione isolata di J.P. Morgan. Secondo l’Ufficio per gli Investimenti Globali della Gestione Patrimoniale di Morgan Stanley, il premio di valutazione dei “sette giganti” rispetto alle altre 493 azioni nello S&P 500 è attualmente solo del 10%, il livello più basso degli ultimi oltre dieci anni, mentre complessivamente questi sette colossi godono di un vantaggio sulla crescita degli utili annua di circa il 45%.
Lisa Shalett, CIO di Morgan Stanley Wealth Management, scrive nel suo report: “A confronto, questi colossi del cloud su larga scala oggi sembrano davvero a buon mercato.”
I strategist di J.P. Morgan aggiungono che i sette colossi tech e il resto del settore hanno vissuto una compressione delle valutazioni, che secondo loro è ormai quasi completa. In precedenza, a marzo, la banca aveva già avvertito che la compression delle valutazioni poteva essere stata eccessiva.
I strategist sottolineano che i cambiamenti ai modelli di business danno ragione di una certa compressione dei multipli, incluse la continuazione degli investimenti in AI, aumenti del livello di leva finanziaria e la contrazione del free cash flow. Ma affermano che la maggior parte della regolazione delle valutazioni è già avvenuta e che la forte performance degli utili dei grandi provider cloud potrebbe continuare a sostenere i prezzi delle loro azioni, anche se gli effetti di un’ulteriore compressione potrebbero ancora farsi sentire.
Dalla “compressione delle valutazioni” alla “crescita degli utili”: J.P. Morgan e Goldman Sachs intravedono un nuovo motore di rialzo per il tech
Il tema chiave per il team di strategia di J.P. Morgan è che l’allentamento della congestione delle posizioni, la rivalutazione e la resilienza degli utili offrono una nuova opportunità di posizionamento, con una particolare preferenza per i semiconduttori. Secondo l’ultimo report della banca, da giugno in poi le previsioni sugli utili per azione dei semiconduttori nei prossimi 12 mesi sono state riviste al rialzo di circa il 30%, mentre le attese sui software non hanno mostrato miglioramenti corrispondenti; secondo le loro stime, le spese in conto capitale dei giganti del cloud dovrebbero raggiungere: 950 miliardi di dollari nel 2026, 1.400 miliardi nel 2027 e 3.000 miliardi nel 2030.
J.P. Morgan predilige quindi una strategia long/short settoriale in cui sia “long semiconduttori” e “short una parte del software ad alto momentum”, sottolineando tuttavia che per il comparto software, la revisione dei multipli è già stata significativa e non sarebbe prudente scommettere su un ribasso generalizzato.
Muse e Astra rafforzano la logica di profitti robusti trainati dall’AI impostata sulla “crescita degli utili”: gli agenti trasformano una richiesta dell’utente in molteplici fasi di lavoro come ricerca, pianificazione, uso di tool, esecuzione di codice e verifica dei risultati, così da estendere la domanda oltre la potenza di calcolo GPU alle soluzioni di orchestrazione CPU, capacità di memoria e accesso allo storage, e trasmissione dati ad alta velocità su interconnessioni ottiche. Muse dispone già di VM cloud dedicate, operatività su browser, attività in background e un sistema di memoria; Astra rafforza la capacità di gestione operativa del computer, uso software e task professionali multistep.
Ancora più rilevante per le strategie d’investimento è se l’espansione dei carichi di lavoro AI possa superare il calo del prezzo unitario delle inferenze, trasformandosi in ricavi cloud, ordini di chip e profitti sostenibili. Il mercato sta già reagendo a queste prospettive: secondo il report settimanale ufficiale Nasdaq, i primi risultati di Muse e il dibattito su AGI alimentato da Astra stanno dando forte impulso al “AI FOMO trading”, tanto che il Nasdaq 100 ha toccato un nuovo massimo storico il 22 settembre, con un +3% su base settimanale.
Goldman Sachs offre invece un altro scenario di sostegno. Il noto strategist nonché socio Mark Wilson afferma che il rally da fine anno potrebbe non dipendere dalla conclusione delle elezioni di medio termine: se l’inflazione rallenta, la crescita si modera senza sfociare in recessione, la stretta attesa dal mercato potrebbe non concretizzarsi in pieno. L’economista di Goldman Sachs Jan Hatzius sottolinea che i rischi al rialzo sulla crescita stanno diminuendo, mentre lo strategist Ben Snider osserva che alcuni settori mostrano profitti in eccesso, ma complessivamente non esiste ancora una bolla degli utili. Lo scenario base condiviso dagli strategist Goldman è quello di una “Goldilocks economy”, in cui la pressione di inflazione e tassi si allenta e la crescita degli utili core rimane solida: una previsione ottimistica, ma condizionata.
Sembra che il mercato toro dell’AI stia cercando una “finestra di passaggio alla crescita utili”: quando la pressione sui multipli si attenua, appena l’EPS continua a crescere, le azioni non hanno bisogno di multipli altissimi per apprezzarsi; se in seguito si riduce la pressione sui tassi, la stabilità delle valutazioni potrebbe dare ulteriore margine ai profitti. J.P. Morgan punta su segnali positivi sia dalla dinamica degli utili che dal posizionamento, mentre Goldman osserva i miglioramenti macro: entrambe riconoscono la centralità delle solide performance reali del business AI driven.
Recentemente Jefferies, altro gigante finanziario a Wall Street, ha dichiarato che, grazie al doppio motore della febbre d’investimenti in AI e dei profitti delle aziende AI sopra le attese, lo S&P 500 potrebbe salire a 8.000 punti entro fine 2026 e raggiungere i 9.000 nel 2027. La logica di Jefferies è chiara e potente: opporsi a un trend di crescita utili IA che supera di oltre due volte la media storica è rischioso. La previsione base Jefferies di S&P 500 a 8.000 punti nel 2026 si basa su un EPS a 373 dollari (con un +35% sull’anno, molto superiore al consenso del +29%) e su un P/E di 21,5 volte.
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