Gli investitori al dettaglio mettono in scena una "grande riduzione del cerchio"! Il flusso di fondi di JPMorgan rivela che Nvidia e SanDisk attirano capitali contro la tendenza, mentre l'ETF sui titoli del Tesoro USA ritorna sotto i riflettori degli investitori al dettaglio
Gli investitori al dettaglio stanno concentrando la scelta delle azioni su un ristretto numero di titoli legati alla potenza di calcolo, allo storage e alle grandi aziende tecnologiche. Sul fronte obbligazionario emerge un'altra indicazione chiara: mentre i prezzi dei Treasury USA a lungo termine rimangono sotto pressione e i rendimenti si mantengono elevati, gli ETF sui titoli di Stato a lungo termine hanno registrato acquisti netti per 260 milioni di dollari durante la settimana.
Secondo quanto riportato dall’app di informazione finanziaria Zhihui Finanza (智通财经APP), l'ultima ricerca “Retail Radar” pubblicata dal gigante finanziario di Wall Street J.P. Morgan indica che i flussi di capitale retail sull’azionario USA mostrano le seguenti tendenze: “il volume totale degli investimenti retail sta rallentando, gli acquisti si concentrano sempre più su poche società leader dell’AI nel settore del calcolo computazionale, e i Treasury USA a lunga scadenza stanno tornando attrattivi dopo vendite record”.
Le statistiche esclusive sui flussi di capitale retail di J.P. Morgan fino al 30 settembre rivelano che gli investitori retail non stanno ampliando simultaneamente gli acquisti su tutto il settore tech americano e sugli indici dei semiconduttori come fatto vedere dalla tendenza dei flussi durante l’anno: i recenti sviluppi in AI Generalist/AI Large Model guidati da Muse, Astra e Anthropic Claude hanno fornito fondamenta tecnologiche significative per la rapida commercializzazione su larga scala dell’AI e l’aumento della domanda di capacità computazionale. Di conseguenza, Nvidia e Sandisk, in quanto leader della filiera AI, continuano ad essere favorite dai flussi retail, mentre Intel, SpaceX e altri titoli infrastrutturali dell’AI subiscono vendite nette inaspettate.
I flussi calcolati da J.P. Morgan segnalano che, esclusi i Magnificent Seven, la tecnologia è ancora l’unico settore con acquisti netti; tuttavia, titoli AI popolari come Intel, SpaceX e Oracle vedono una diminuzione di posizioni, evidenziando una divergenza interna dei flussi nella filiera AI. Dal 24 al 30 settembre, secondo i dati di J.P. Morgan, gli investitori retail hanno effettuato acquisti netti per 4,1 miliardi di dollari, circa il 40% in meno rispetto alla media settimanale degli ultimi 12 mesi, con soli 700 milioni di dollari sugli individual stock; nello stesso periodo Nvidia e Sandisk hanno ricevuto rispettivamente 1,286 e 327 milioni di dollari di acquisti netti, per un totale di 1,613 miliardi, compensando la vendita netta di circa 913 milioni su altri titoli.
I chip di memoria degli AI datacenter server e le GPU AI rappresentano ancora i colli di bottiglia più evidenti nell’offerta della filiera AI. Secondo TrendForce, i prezzi contrattuali DRAM per server aumenteranno cumulativamente del 270% entro il 2026, mentre quelli SSD enterprise del 235%; i prezzi HBM entro il 2027 potrebbero aumentare dal 70% al 140%, mantenendo una crescita esplosiva. TrendForce prevede inoltre che nel 2027 le spedizioni dei rack NVL72 (piattaforme Blackwell e Vera Rubin) cresceranno oltre il 50% anno su anno; il valore della produzione dei sistemi salirà da circa 226 miliardi di dollari nel 2026 a 711 miliardi nel 2027, con una crescita annua del 214%.
Nel frattempo, i Treasury USA a lunga scadenza, penalizzati da ribassi a settembre, sono stati oggetto di un significativo aumento degli acquisti retail, con gli ETF sui Treasury a lungo termine che hanno visto un’inclinazione record all’acquisto standardizzato, in particolare TLT che è diventato il centro d’attenzione dei capitali retail. “Inclinazione all’acquisto standardizzato” esprime la forza degli acquisti retail rispetto alle fluttuazioni storiche: il dato +6.1z per TLT calcolato da J.P. Morgan indica una propensione degli investitori retail ad acquistare in ribasso estremamente pronunciata.
“Acquisti azionari in forte restringimento”: questa la frase che più si adatta a riassumere i flussi retail—i capitali freschi retail si indeboliscono, con la selezione degli stock sempre più concentrata sui pochi leader AI e sulle big tech dai fondamentali finanziari solidi. Sul fronte obbligazionario, si evidenzia una seconda chiara tendenza: con le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che accentuano l’inflazione energetica, la pressione sui Treasury USA a lungo termine ha mantenuto le loro yield su livelli elevati (yield e prezzo obbligazionario sono inversamente correlati). Gli ETF su Treasury USA a oltre 10 anni hanno quindi raccolto 260 milioni di dollari di acquisti netti retail in settimana. Gli investitori retail stanno contemporaneamente partecipando sia al super ciclo AI sia al trade sulle yield a lunga scadenza: il primo cerca di cogliere gli utili legati all’esplosione della filiera AI, il secondo punta alle yield obbligazionarie ai massimi ventennali e alla potenziale flessibilità di prezzo in caso di ribassi futuri dei tassi.
“Linea ristretta” per gli acquisti retail: sul mercato azionario focus su leader, sui bond selezione sui Treasury USA a lunga scadenza massacrati
Il rapporto “Retail Radar” di J.P. Morgan mostra che i retail sono ancora acquirenti netti, ma i capitali incrementali che sostengono il mercato si stanno chiaramente riducendo.
L’importanza crescente dei flussi di capitale retail per gli investitori sta nel fatto che essi forniscono la domanda marginale sullo spot e influenzano l’elasticità dei prezzi tramite il trading su opzioni: secondo il rapporto, nel giugno 2026 gli accordi tramite broker del canale retail rappresentavano il 25% del totale azioni ed ETF USA, mentre la partecipazione alle opzioni retail resta vicino ai massimi storici a fine settembre. Il segnale più prezioso per gli investitori che emerge dal report è che, mentre la richiesta per AI aumenta, gli acquisti azionari retail si focalizzano sempre più sui leader del calcolo computazionale e i Treasury a lunga scadenza rappresentano una chiara seconda direzione di allocazione.
Dai dati finanziari più recenti di Micron, emerge che nel quarto trimestre del FY2026 il fatturato ha raggiunto 54,229 miliardi di dollari, +379% anno su anno, con guidance per il trimestre successivo a 61,5 miliardi (±1,5 mld); il Philadelphia Semiconductor Index è quindi rimbalzato dell’1,59% l’1 ottobre, rispondendo positivamente alla crescita dell’AI storage e della filiera computazionale. Significativo anche l’intervento dei dirigenti Micron in conference call che hanno dichiarato “non si vede la fine dell’attuale squilibrio domanda-offerta”: sono stati siglati 26 accordi di fornitura a lungo termine per circa 150 miliardi di dollari. La società prevede che il mercato delle memory chip sarà ancora più teso nel 2027-28 rispetto al 2026 già da record. Sostenuta dal robusto cash flow, Micron investirà 25 miliardi nei primi sei mesi del FY2027 e restituirà il 100% dell’extra cassa agli azionisti in futuro.
Dati J.P. Morgan indicano che dal 24 al 30 settembre gli acquisti netti retail ammontano a 4,1 miliardi, circa il 40% in meno della media settimanale a 6,8 miliardi degli ultimi 12 mesi; tra questi, 3,4 miliardi sono su ETF, lasciando solo 700 milioni sugli individual stock. I flussi totali retail sono al 12° percentile storico, ETF e individual stock rispettivamente al 3° e 35° percentile; gli acquisti giornalieri si attestano tra il 15° e il 30° percentile, con scarsa reazione ai movimenti settimanali dei prezzi, rendendo settembre il mese più debole per attività retail dal dicembre 2024. La “debolezza” qui si riferisce all’intensità dell’acquisto netto, mentre il volume totale resta comunque positivo.

All’interno delle allocazioni di portafoglio, gli ETF large-cap broad-based hanno attirato circa 1,4 miliardi retail, mentre gli ETF opzioni, ETF multi-cap broad-based e EAFE international stock ETF hanno raccolto rispettivamente 188, 169 e 148 milioni di dollari, ma il flusso su ETF azioni internazionali, crypto asset e commodity resta più debole rispetto al passato. Il report segnala che nella settimana i futuri non-retail sono stati acquistati per 33 miliardi, soprattutto su S&P 500 e Nasdaq, suggerendo che, per comprendere la forza del rimbalzo, occorre osservare tutti i gruppi di investimento. Strutturalmente, il calo degli acquisti netti retail riduce il supporto all’allargarsi del rialzo su più titoli, mentre gli indici possono ancora beneficiare dei movimenti sulle large-cap e di altri canali di flusso.
I bond a lunga scadenza rappresentano una scelta distintiva per i retail in chiave di ribilanciamento tra costo del denaro e interesse. Gli ETF Treasury USA a lungo termine hanno ricevuto acquisti netti per 260 milioni, con l’inclinazione agli acquisti sul lungo termine a +5.4z, e TLT a +6.1z. Va precisato tuttavia che questi valori esprimono la forza storica relativa, non indicano direttamente yield, ponderazione in portafoglio o afflussi assoluti in dollari.
Nell’ambiente di yield USA ai massimi da 22 anni evidenziato dal report di J.P. Morgan, comprare TLT significa esporsi sia all’incasso degli alti rendimento della durata che al potenziale upside dei prezzi sui bond ultradecennali in caso di future riduzioni dei tassi, ma le reali motivazioni dietro questi movimenti di flusso non sono deducibili dai soli dati quantitativi.

Curve di alti tassi/tassi elevati hanno definito una nuova linea di demarcazione nel finanziamento via equity: le small cap, più dipendenti dal finanziamento bancario a breve scadenza e tasso variabile, subiscono una pressione più forte sui flussi retail, come dimostra l’accelerazione, dal mese di marzo, degli acquisti netti su Russell 1000 e delle vendite nette su Russell 2000; la percentuale di short selling su Russell 2000 ed S&P 500 è al 99,8° percentile storico e al 96,2°, mentre per entrambi gli specific stock metrics sono vicini al 92° percentile, sottolineando la divergenza nei singoli titoli.
Nel settore energia si conferma un raffreddamento: dopo la ripresa degli oleodotti east-west sauditi, gli acquisti hanno lasciato spazio a leggere vendite nette su titoli ed ETF energetici; anche se il prezzo del petrolio è ancora vicino ai 100 dollari, l’export di greggio medio-orientale è rientrato al 98% dei livelli pre-conflitto, ma il raffinato solo al 58%. Questo documenta che i retail stanno tradando separatamente sulle prospettive AI e sulla probabile inversione di prezzo dei Treasury USA e la normalizzazione delle forniture energetiche, con chiare differenze strutturali nei flussi di capitale.
Domanda di calcolo in espansione, ma acquisti retail in convergenza—la fase “naming” nel trading AI?
Il tema della potenza di calcolo AI che ha guidato il bull market USA dal 2023 rimane la principale area di investimento retail, ma l’etichetta “AI tech” di per sé non basta più a spiegare le scelte dei retail buyers.
Il rapporto indica che i retail prediligono semiconduttori e hardware rispetto ai software; esclusi i Magnificent Seven, il settore tech ha registrato comunque acquisti netti per 194 milioni di dollari, mentre tutti gli altri settori hanno subito forti vendite nette. I cinque titoli più acquistati sono stati Nvidia (1,286 miliardi), Tesla (514 milioni), Sandisk (327 milioni), Alphabet (153 milioni) e Amazon (146 milioni); il 30 settembre Micron ha raccolto 19,8 milioni di dollari di acquisti netti retail, senza anomalie di accumulo pre-earnings segnalate dal report. È particolarmente significativo che i soli acquisti netti su Nvidia siano superiori ai 700 milioni di acquisti netti sull’intero panorama azionario retail, a conferma che le vendite su altri titoli hanno compensato parte della domanda sulle AI leader.
Al contrario, Intel, SpaceX, Oracle, Nebius e Bloom Energy hanno visto rispettivamente vendite nette di 199, 171, 88, 60 e 54 milioni di dollari; anche Apple, Microsoft e Meta hanno subito vendite nette. Nello specifico, componenti chiave come AI core infrastructure, data center/building e leasing, elettrificazione dei data center, i growth stock, AI software monetizzabili e aziende USA con alta esposizione alle entrate cinesi restano sotto osservazione retail.

Sul mercato dei derivati, la media mobile di un mese del peso delle opzioni retail, pur non più ai massimi, resta al 93,5° percentile, per una quota effettiva di circa il 23%, ancora elevata: Tesla, Meta, Micron, Nvidia, AMD e Sandisk rimangono tra i titoli più scambiati sulle opzioni. Nvidia, pur regina degli acquisti spot, risulta inoltre tra i primi per la vendita di Delta sulle opzioni; SpaceX, nonostante vendite spot, mantiene posizioni attive nella classifica delle Delta degli acquisti su opzioni, evidenziando divergenze tra i vari strumenti di trading.
J.P. Morgan rileva che le conversazioni recenti sui social media retail si sono concentrate su CIFR, WULF, HUT, AKAM e CoreWeave, ma tra i titoli più shortati le vendite retail sono salite, abbassando il rischio complessivo di squeeze; casi come ALOY, EU e EVTL devono essere osservati singolarmente. Anche fuori dall’AI emergono forti divergenze: Carnival è salita del 13% su earnings positivi ma i retail hanno venduto per 14,4 milioni; Veeva, nonostante avanzamenti con clienti big pharma e rialzo del titolo, ha subito vendite; KOD ha invece raccolto 5 milioni di acquisti dopo l’esito positivo della sperimentazione clinica (anomalie a 11.4z); MGM sta considerando di rilevare la quota del 27% detenuta da PPLI, avviando un possibile trade di buyback.

“Domanda computazionale in espansione, acquisti azionari retail in restringimento” è la sintesi del rapporto J.P. Morgan sui flussi dei capitali retail. Nvidia, Sandisk, e altri player infrastrutturali AI beneficiano degli acquisti concentrati grazie all’esplosione della domanda di potenza di calcolo—Nvidia per il calcolo, Sandisk per lo storage NAND; nello stesso tempo, i Treasury USA a lunga scadenza continuano ad essere oggetto di accumulo retail in controtendenza rispetto al resto del mercato.
OpenAI è in trattative per un possibile round di finanziamento a una valutazione pre-money di circa 1.400 miliardi di dollari; i potenziali investitori IPO di Anthropic valutano l’azienda tra 1.800 e 2.000 miliardi, con aspettative di emissione paragonabili o superiori a quelle di SpaceX, ma sono ancora previsioni legate ai negoziati e alle IPO venture-driven della Silicon Valley.
Rispetto alla narrazione sulle valutazioni AI application, la supply chain della potenza computazionale AI vanta dati sulla domanda molto più concreti: secondo la stampa, Anthropic prevede circa 518 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali nel prossimo decennio, di cui circa l’80% con natura non annullabile o da pagare secondo contratto; i ricavi attesi per il 2025 aumenteranno di quasi 12 volte rispetto all’anno precedente fino a 4,6 miliardi, le perdite operative supereranno gli 8 miliardi e la spesa in calcolo e infrastrutture sarà di 7,33 miliardi, quasi triplicata rispetto al 2024 e pari circa al 58% delle spese totali. Nvidia ha riportato 8,9 miliardi di fatturato data center nell’ultimo trimestre (+117% a/a); la Corea del Sud ha esportato a settembre semiconduttori per 60,3 miliardi (+262,8% a/a), sottolineando un aumento sia dei volumi di export storage sia dei relativi prezzi contrattuali.
Dal punto di vista della mole di calcolo AI, Muse in esecuzione continua e il miglioramento di Astra nelle attività complesse ampliano le potenzialità operative dell’AI; task multiturno, utilizzo di strumenti e agenti paralleli potrebbero moltiplicare gli accessi e l’elaborazione per utente. Anthropic stima che l’uso token per task multi-agente sia circa 15 volte quello di una normale chat. Di conseguenza, la penetrazione di AI come Muse potrebbe diffondere la domanda di calcolo tramite GPU, HBM e DRAM, cache KV, storage SSD, esecuzione CPU e banda di rete; il fabbisogno totale dipende dalla crescita dei task e dal miglioramento dell’efficienza. Questo spiega perché l’hardware AI conservi appeal fondamentale senza garantire nuovi capitali su tutti i titoli correlati. I dati J.P. Morgan confermano che “i retail continuano ad acquistare selettivamente leader in AI e storage e ampliano l’esposizione sui Treasury a lunga scadenza”; non ci sono invece evidenze di una rotazione generalizzata verso small-cap tech, titoli ad alta elasticità o tutta l’infrastruttura AI.
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