Il rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni raggiunge il massimo da 24 anni, mettendo sotto pressione il prezzo dell’oro; gli strateghi affermano che la logica di protezione del valore a lungo termine dell’oro non è stata compromessa.
Huitong Finance 6 ottobre—— Il rendimento del Treasury americano a 10 anni è salito al 5,32%, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 24 anni, con un aumento dei rendimenti dei prodotti a reddito fisso che, nel breve termine, esercita una pressione al ribasso sul prezzo dell’oro spot. Secondo Michael Khouw, Chief Strategist di YieldMax, i tassi d’interesse elevati generano un effetto sostituzione sugli asset, ma la logica di fondo della funzione di riserva di valore dell’oro non è cambiata. L’inflazione presenta un carattere persistente, radicato nei problemi fiscali degli Stati Uniti. Il ritracciamento del prezzo dell’oro e la diminuzione della volatilità potrebbero attrarre capitali a lungo termine; l’oro rimane comunque un eccellente veicolo di diversificazione degli investimenti.
Il 1 ottobre, il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito al 5,358%, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 24 anni. Con i rendimenti di liquidità e prodotti a reddito fisso in grado di offrire guadagni interessanti, il rialzo dei rendimenti obbligazionari rappresenta una concorrenza diretta per l’oro. Tuttavia, secondo gli strategist del mercato, la persistente erosione del potere d’acquisto delle valute legali a causa dell’inflazione sostiene ancora la logica sottostante dell’investimento in oro.
Gli asset ad alto rendimento drenano capitali, nel breve termine il prezzo dell’oro è sotto pressione
Michael Khouw, Chief Strategist di YieldMax, ha dichiarato che i tassi di interesse elevati nel breve periodo comprimono l’oro, dato che gli investitori possono ottenere rendimenti stabili dal capitale, riducendo così l’attrattiva dell’oro. Ha detto: “La pressione sul prezzo dell’oro non è sorprendente. Quando i tassi di interesse salgono a sufficienza, gli investitori potrebbero non calcolare con precisione il rendimento reale, ma ciò avrà inevitabilmente un impatto negativo sugli asset fisici.”
Khouw afferma che gli investitori percepiscono il fascino degli asset ad alto rendimento anche senza calcolare con precisione i rendimenti depurati dall’inflazione. I conti di mercato monetario e altri prodotti liquidi offrono rendimenti attorno al 5%, un ritorno estremamente attraente per chi ha bisogno di flussi di cassa. Ha aggiunto: “I tassi di interesse, una volta che assumono un valore reale, esercitano un effetto sostituzione, a prescindere dalle analisi dettagliate degli investitori sui guadagni.”
L’inflazione persiste, il fondamento dell’oro come riserva di valore resta invariato
Secondo lui, la concorrenza rappresentata dai prodotti a reddito fisso non cancella il motivo fondamentale per cui gli investitori allocano capitale nell’oro. Gli investitori acquistano metalli preziosi consapevoli che il potere d’acquisto delle valute legali si eroderà nel tempo, con l’inflazione che funge da tassa occulta sui risparmi, generando domanda di asset fisici a tutela del valore. Ha dichiarato: “Chi acquista oro lo fa perché sa che il dollaro e le altre valute legali non sono strumenti di conservazione del valore; il loro potere d’acquisto si diluirà progressivamente. Gli investitori, anche se solo intuitivamente, percepiscono che stanno perdendo potere d’acquisto reale e sperano di usare asset fisici come strumento di copertura.”
Khouw menziona inoltre che l’attuale rialzo dei tassi sta correggendo gli squilibri del mercato causati dal ritardo della risposta politica. L’inflazione mostrava segnali di permanenza già anni fa, ma i policy maker la definirono a lungo come un fenomeno transitorio. L’attuale scenario dei prezzi riflette ormai un cambiamento strutturale, con un’inflazione che si manterrà sopra le attese storiche. Ha detto: “Cinque anni fa c’erano già sufficienti prove dell’esistenza dell’inflazione, ma quattro anni fa le autorità la definivano ancora un fenomeno temporaneo. Ora è difficile che l’inflazione scenda sotto il 2%, sarà probabilmente sopra il 3%. Il mercato sta iniziando a prezzare questa realtà, il prezzo dell’oro è sceso, ma il problema di fondo non è cambiato.”
I problemi fiscali sono la vera causa, l’oro resta un’ottima risorsa diversificata
Sebbene gli elevati rendimenti dei Treasury riflettano le preoccupazioni del mercato sull’inflazione, Khouw ritiene che dietro i tassi elevati dei titoli di stato si celino problemi fiscali più profondi. La politica monetaria risponde in modo passivo alle pressioni inflazionistiche: il problema principale è nella spesa pubblica e nella politica fiscale. Solo con un netto miglioramento della situazione fiscale americana si potrà invertire il trend di inflazione e tassi di interesse; in caso contrario, le pressioni inflazionistiche saranno difficili da eliminare.
Aggiunge inoltre che, con il recente ritracciamento del prezzo dell’oro e la normalizzazione della volatilità, gli investitori di lungo periodo torneranno a focalizzarsi sul mercato dell’oro. L’oro, da sempre, non è stato un prodotto speculativo ad alta volatilità; una dinamica stabile ne favorisce l’afflusso di capitali a lungo termine nel comparto dei metalli preziosi.
Nel portafoglio YieldMax, la componente in metalli preziosi e azioni minerarie è costantemente presente, utilizzata come importante strumento di diversificazione del rischio. Ha detto: “
Conclusioni
In sintesi, nel breve periodo l’effetto sostituzione derivato dagli elevati rendimenti dei Treasury statunitensi esercita una pressione sul prezzo dell’oro, attirando i capitali verso prodotti a reddito fisso più redditizi. Tuttavia, l’inflazione strutturale e le criticità fiscali statunitensi continueranno a erodere il potere d’acquisto delle valute legali; la funzione di copertura dall’inflazione e di diversificazione del portafoglio dell’oro resta invariata, e le correzioni temporanee potrebbero addirittura attrarre investitori di lungo periodo.
Grafico giornaliero del rendimento del Treasury USA a 10 anni. Fonte: EasyHuitong
Fuso orario GMT+8, 6 ottobre, 9:34. Rendimento del decennale USA a 5,313%
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