Il rischio per le infrastrutture energetiche del Medio Oriente aumenta: la sede centrale di Saudi Aramco sarebbe stata colpita e incendiata dai ribelli Houthi
Secondo quanto riportato, durante un attacco missilistico condotto martedì dai ribelli Houthi dello Yemen contro l'Arabia Saudita, la sede centrale di Saudi Aramco a Dhahran è stata colpita e si è verificato un incendio in alcune aree del complesso, successivamente domato. Non è possibile confermare se l'incendio sia stato causato dall'impatto diretto del missile. Il governo saudita e Saudi Aramco non hanno confermato la notizia dell'attacco alla sede centrale.
I rischi per la sicurezza delle infrastrutture energetiche mediorientali continuano ad aumentare.
Secondo quanto riportato dai media che citano fonti informate, durante un attacco missilistico da parte degli Houthi dello Yemen martedì 13 ora locale contro l’Arabia Saudita, la sede centrale di Saudi Aramco situata nella città orientale saudita di Dhahran è stata colpita, con alcune aree del complesso che hanno preso fuoco per un periodo, incendio successivamente domato. Non è ancora chiaro l’entità delle perdite, né si può confermare se l’incendio sia stato provocato da un impatto diretto del missile o da frammenti generati dall’intercettazione dei proiettili in arrivo.
Al momento della pubblicazione, né Saudi Aramco né il Ministero dell'Energia saudita hanno risposto alle richieste di commento da parte dei media e Saudi Aramco non ha nemmeno confermato pubblicamente l'attacco alla sede centrale. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen ha dichiarato che gli Houthi martedì hanno lanciato missili contro varie città saudite, inclusa la capitale Riyadh e la città di Dhahran dove si trova la sede di Aramco; secondo la coalizione, frammenti generati dalle intercettazioni sono caduti in un quartiere residenziale di Dhahran.
L’evento si verifica mentre gli Houthi hanno dichiarato apertamente le infrastrutture energetiche di Saudi Aramco come “obiettivi legittimi” e hanno avvertito il personale nelle vicinanze di tali strutture di evacuare. Se la notizia dell’attacco alla sede centrale dovesse essere ulteriormente confermata, ciò evidenzierebbe il crescente rischio che il conflitto yemenita rappresenta per le aree core del settore energetico saudita, con i rischi regionali che potrebbero estendersi dai corridoi di navigazione fino agli impianti di produzione petrolifera e alle strutture aziendali dell’energia.
Si dice che la sede di Aramco sia stata colpita e abbia preso fuoco, danni ancora da confermare
Secondo Bloomberg, fonti informate hanno dichiarato che durante l’attacco missilistico degli Houthi contro l’Arabia Saudita di martedì, la sede centrale di Saudi Aramco a Dhahran è stata colpita e alcune aree del complesso hanno preso fuoco, incendio successivamente posto sotto controllo.
Tuttavia, la situazione specifica dell’evento rimane incerta. Bloomberg riferisce che non è ancora noto il grado di danno subito dalla sede centrale, né si può determinare se l’incendio sia stato causato da un impatto diretto o da frammenti generati dall’intercettazione dei missili in arrivo. Al momento della pubblicazione della notizia, né Saudi Aramco né il Ministero dell’Energia saudita avevano risposto immediatamente alle richieste di commento.
La coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen afferma che quel giorno gli Houthi hanno lanciato missili contro diverse città, tra cui Riyadh e Dhahran. Secondo la coalizione, i frammenti generati dall’intercettazione dei missili sono caduti in un quartiere residenziale di Dhahran. Queste informazioni non sono ancora sufficienti per confermare in modo indipendente la causa specifica dei danni alla sede centrale di Aramco.
Dhahran, situata nell’est dell’Arabia Saudita, sulla costa del Golfo Persico, rappresenta un’area chiave per l’industria petrolifera del Paese. Qui si trova la sede centrale di Saudi Aramco, mentre i principali giacimenti petroliferi sauditi sono concentrati nella provincia orientale e nell’area del Golfo Persico. Proprio per questo la notizia dell’attacco alla sede ha destato molta attenzione, ma, in assenza di una conferma ufficiale da parte dell’azienda, persistono incertezze sull’entità dei danni e sul reale impatto operativo.
Martedì gli Houthi hanno dichiarato le infrastrutture energetiche di Saudi Aramco come “obiettivi legittimi”
Prima dell’attacco, gli Houthi avevano già minacciato pubblicamente le infrastrutture energetiche saudite. Secondo Global Times, che cita fonti di diversi media, il portavoce Houthi Yahya Saree ha dichiarato martedì che le strutture legate a Saudi Aramco sono “obiettivi legittimi” del gruppo, esortando il personale nei pressi di tali impianti ad allontanarsi.
Gli Houthi hanno incluso anche altri obiettivi chiave nel loro raggio di minaccia, come l’altra sede di Saudi Aramco a Dammam, gli impianti di raffinazione di Riyadh e l’Aeroporto Internazionale King Khalid. Queste dichiarazioni mostrano come gli Houthi stiano cercando di estendere il proprio deterrente alle infrastrutture energetiche e agli hub di trasporto sauditi.
Contemporaneamente, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva già chiesto in precedenza l’evacuazione del personale vicino a un impianto petrolifero a Sana'a, capitale yemenita, controllato dagli Houthi, per preparare possibili operazioni militari. I reciproci avvertimenti sulle infrastrutture energetiche tra le parti stanno aumentando l’incertezza della sicurezza per l’industria petrolifera.
Le esportazioni energetiche saudite sotto pressione, i rischi si estendono dal trasporto alle infrastrutture
Di recente, le infrastrutture energetiche saudite sono state più volte coinvolte nei conflitti.
Secondo le cronache, in precedenza la raffineria di Jizan, nella parte occidentale dell’Arabia Saudita, aveva interrotto le operazioni dopo un attacco; un importante porto di esportazione petrolifera sulla costa del Mar Rosso era stato preso di mira in passato. Un oleodotto transnazionale che collega le regioni orientale e occidentale saudite, fondamentale per il trasporto di greggio, era stato temporaneamente chiuso il mese scorso in seguito a un attacco proveniente dalla direzione dell’Iraq.
Questo oleodotto, che attraversa tutta l’Arabia Saudita, ha una rilevanza strategica: in caso di rischi per la navigazione nello Stretto di Hormuz, consente al Paese di trasportare il greggio fino alla costa del Mar Rosso per l’export, riducendo così la dipendenza dalla rotta dello stretto. Tuttavia, se porti, raffinerie o oleodotti sulla costa del Mar Rosso dovessero anch’essi essere attaccati, anche la capacità alternativa di esportazione rispetto allo Stretto di Hormuz potrebbe essere compromessa.
Per il mercato petrolifero internazionale, il fatto che i rischi energetici si diffondano dal trasporto alle infrastrutture di produzione, raffinazione ed esportazione implica che gli shock potenziali sull’offerta diventino più complessi. Anche se la produzione di petrolio non è direttamente colpita, il fermo degli impianti, la chiusura dei porti o l’interruzione degli oleodotti potrebbero rallentare la velocità di ingresso del greggio nel mercato globale.
Attualmente, l’entità delle perdite e l’impatto operativo dell’attacco alla sede di Aramco rimangono da chiarire. Tuttavia, sullo sfondo delle minacce pubbliche degli Houthi contro le infrastrutture energetiche saudite e della continua preparazione militare della coalizione saudita, il rischio per la sicurezza delle aree core del settore petrolifero saudita è diventato una nuova variabile da non sottovalutare nella situazione energetica del Medio Oriente.
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