Il dollaro ripeterà l’andamento di fine luglio?
Morning FX
La mattina del 16 ottobre, il presidente della Federal Reserve, Kevin Walsh, ha avuto un breve scambio con la direttrice generale dell'IMF, Kristalina Georgieva, affermando che "l’impegno a mantenere la stabilità dei prezzi è chiaro, ma non verrà anticipato quali azioni verranno intraprese nelle prossime riunioni". Sebbene sembri riaffermare determinazione, considerato l’andamento superiore alle attese degli indici CPI e PPI della scorsa settimana e il contestuale calo di dollaro USA, azioni e rendimenti obbligazionari, questa dichiarazione può essere considerata una posizione accomodante.
Questa affermazione richiama alla memoria la posizione insolitamente accomodante di Walsh durante la riunione FOMC di fine luglio, seguita dal ribasso dell’indice del dollaro da quota 101,5 a 98,5. Il dollaro replicherà questa dinamica anche in questa occasione?
Prima di tutto, confrontiamo brevemente l’attuale contesto di mercato con quello di luglio, prima del FOMC.
(1) Prezzo del petrolio in forte aumento. Dall’inizio di luglio, dopo la rottura degli accordi e la ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti, il prezzo del petrolio è rimbalzato dai minimi di 70 fino alla soglia dei 100. Da settembre il prezzo del petrolio è rimasto elevato, senza una soluzione tra Iran e Stati Uniti, e da ottobre il Brent ha superato quota 110, mantenendo elevata la pressione inflattiva esterna.
Figura 1 Brent Crude Oil
(2) Crollo delle tech. A luglio, la pubblicazione dei flussi di cassa negativi di Alphabet ha innescato un crollo generalizzato delle azioni tecnologiche, con il Nasdaq che durante il mese ha perso fino al 9,15%. Anche in questa fase i timori riguardano la narrativa intorno ai capitali nell’AI: ad esempio il prezzo del CDS a 5 anni di CoreWeave è salito rapidamente da 850 a 1128 da inizio mese, causando una perdita per il Nasdaq del 7,30% questo mese.
Figura 2 Nasdaq Composite Index
Figura 3 CoreWeave 5Y CDS
(3) Indice del dollaro USA. Similmente a luglio, anche questa volta l’indice del dollaro si trova in una posizione di forza, e secondo i dati sulle posizioni futures le posizioni nette long sul dollaro si avvicinano ai massimi di luglio, aumentando il potenziale di una correzione.
Figura 4 Indice del dollaro USA e posizioni nette long ICE USD futures
(4) Federal Reserve. La differenza principale rispetto a luglio è che allora si discuteva soprattutto se fosse opportuno alzare subito i tassi, mentre ora, dopo il primo rialzo di settembre, la discussione interna è se procedere con rialzi consecutivi. Le dichiarazioni di Jefferson, Waller, Bowman e Williams a ottobre fanno pensare a una pausa nella riunione di ottobre: anche le parole di Kevin Walsh possono essere interpretate al massimo come neutrali. Attualmente il mercato dei futures stima la probabilità di un rialzo a ottobre solo al 17%, contro il 34% stimato prima del FOMC di luglio.
In generale, la situazione attuale ricorda quella precedente al FOMC di luglio: la Federal Reserve si trova di fronte a una scelta estremamente difficile. Da un lato le pressioni esterne restano forti, con il petrolio e l’inflazione che limitano ogni allentamento; dall’altro, i mercati azionari statunitensi, che storicamente la FED protegge, sono in una posizione di grande vulnerabilità, ed ignorarli potrebbe innescare una crisi di fiducia. Inoltre, la pressione politica in vista delle elezioni di medio termine si fa sentire (attualmente secondo i prezzi su polymarket: Camera dei Rappresentanti ai Democratici 91%, Senato ai Democratici 65%), costringendo la Fed a rimandare la lotta all’inflazione. Se la Fed dovesse rinviare un altro rialzo, si tornerebbe quindi alla logica di mercato di fine luglio.
Pertanto, a mio avviso, dal punto di vista del rischio finanziario è probabile che la riunione FOMC di ottobre non preveda un aumento dei tassi, e Walsh dovrà provare a rafforzare le aspettative restrittive del mercato solo con dichiarazioni a posteriori. In un contesto già saturo di posizioni long, lo short sull’indice del dollaro USA può essere una strategia da valutare nel breve periodo, con area di supporto intorno a 101,80 da monitorare.
Figura 5 Indice del dollaro USA





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