Il CIO di Greenwich: l'economia non entrerà in recessione, ma la Fed potrebbe alzare i tassi!
Fonte: Rassegna Globale dei Mercati
Vahan Janjigian, Chief Investment Officer di Greenwich Wealth Management, ha sottolineato che, nonostante le crescenti preoccupazioni riguardo a una ripresa dell’inflazione, mantiene un atteggiamento ottimistico nei confronti della resilienza dell’economia statunitense e ritiene che la probabilità di una recessione imminente sia molto bassa. Tuttavia, questa solida performance economica non è priva di costi: Janjigian avverte che la combinazione tra dazi e prezzi elevati del petrolio sta creando un ambiente di sfida per la Federal Reserve. Egli osserva che tali fattori potrebbero spingere sia il tasso d’inflazione di fondo sia quello generale verso l’alto, mettendo la Fed in “una situazione ancora più difficile rispetto al passato”, facendo così aumentare in modo significativo la probabilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse, piuttosto che i tagli attesi dal mercato fino a poco tempo fa.
Questa visione nasce dall’intreccio e dalla risonanza di molteplici fattori inflazionistici, in particolare l’impennata dei costi energetici e i cambiamenti nelle aspettative politiche. A causa dell’instabilità in Medio Oriente e delle tensioni con l’Iran, il prezzo della benzina senza piombo negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone, spingendo direttamente al rialzo sia le aspettative sull’inflazione core sia su quella complessiva. Secondo Janjigian, lo scenario economico attuale è molto diverso dalle aspettative ottimistiche di inizio anno; per gestire la pressione persistente dei prezzi, la Fed potrebbe essere costretta a riadottare l’arma del rialzo dei tassi per stabilizzare i mercati.
Sulla base di questa previsione, Janjigian ha già iniziato a modificare la propria strategia di allocazione degli asset, riducendo le posizioni negli ETF del settore energetico (XLE.US) e in titoli collegati come Murphy Oil (MUR.US), realizzando profitti derivanti dal recente incremento dei prezzi del petrolio, per tutelarsi da potenziali rischi legati ai tassi d’interesse. Sebbene si aspetti che il prezzo del petrolio possa successivamente calare, non crede che tornerà ai livelli precedenti la guerra, ma prevede che si “stabilirà in qualche punto nella fascia degli 80-90 dollari al barile”.
Per coprire potenziali rischi legati a un rallentamento dell’economia, Janjigian si sta orientando verso azioni difensive a elevato dividendo. Attualmente sta aumentando le posizioni in Kimberly-Clark (KMB.US) e J.M. Smucker (SJM.US), considerandole titoli stabili, dotati sia di resilienza che di alte rese da dividendo, e non facilmente influenzabili da un significativo rallentamento economico. Continua inoltre a mantenere posizioni di lungo periodo in Verizon (VZ.US) e IBM (IBM.US) a fini di reddito, pur non incrementando al momento tali titoli. “Negli ultimi anni mi hanno portato ritorni molto considerevoli,” ha affermato Janjigian, ribadendo così la sua preferenza per i titoli ad alto dividendo.
Nonostante i venti contrari generati da inflazione e incertezza nella politica della Federal Reserve, Janjigian mantiene un approccio opportunistico all’attuale contesto di mercato. La riduzione dell’esposizione su settori ciclici legati all’energia e l’aumento delle posizioni in titoli consumer difensivi riflettono la sua fiducia nella capacità dell’economia di resistere alle sfide attuali senza cadere in recessione.
È interessante notare che all’interno di Wall Street vi sono ancora ampie divisioni riguardo la futura direzione della politica della Federal Reserve e il sentiment di mercato resta caratterizzato da forti oscillazioni. Da una parte, gli economisti di Goldman Sachs mantengono una posizione relativamente accomodante, ritenendo che la Fed di solito non adotti misure aggressive di restrizione monetaria solo in risposta a shock petroliferi esterni, e che dato l’attuale inasprimento delle condizioni finanziarie, ulteriori rialzi dei tassi siano ancora poco probabili; Goldman Sachs mantiene persino una previsione di due tagli dei tassi entro l’anno come scenario di base.
Dall’altra parte, istituzioni come Nomura manifestano preoccupazioni più profonde; i loro analisti segnalano che se l’inflazione dovesse rimanere fuori dal target del 2% per un periodo prolungato, gli effetti ritardati della politica monetaria potrebbero far salire il rischio di recessione ai livelli più alti degli ultimi anni.
Attualmente, l’economia statunitense sta entrando in una nuova fase dominata dall’inflazione trainata dai costi, e anche le dichiarazioni dei funzionari della Fed stanno passando da “moderatamente accomodanti” a “osservative” o addirittura “più restrittive”. Sebbene il presidente Powell abbia pubblicamente indicato che un aumento dei tassi non è lo scenario preferito al momento, con l’OCSE che ha rivisto al rialzo la previsione dell’inflazione statunitense al 4,2% per il 2026 e dati concreti come l’aumento sopra le attese dei prezzi delle importazioni, i mercati sono costretti a rivalutare la possibilità che i tassi rimangano elevati più a lungo (Higher for Longer) o addirittura vengano ulteriormente innalzati.
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