"Il 'Messi dell'AI' riceve ancora elogi! Palantir (PLTR.US) il sostenitore di lungo periodo riafferma la logica della valutazione da mille miliardi, mentre i 'grandi ribassisti' e i piccoli investitori non sono d'accordo"
Dan Ives ripropone la teoria della valutazione da mille miliardi di dollari per Palantir, ma il grande ribassista Burry e il sentimento dei piccoli investitori rimangono pessimisti.
Secondo quanto riportato da Zhitong Finance APP, il long-term bull di Palantir (PLTR.US), Dan Ives, ha nuovamente posto questa società di analisi dati per l’intelligenza artificiale sotto i riflettori. Ives afferma che, con l'accelerazione dell’adozione dell’AI a livello enterprise, la capitalizzazione di Palantir potrebbe eventualmente raggiungere 1.000 miliardi di dollari, il doppio dell’attuale valutazione di 414,6 miliardi di dollari.
È stato riferito che Ives ha fatto questa previsione durante il Future Proof Conference in corso a Huntington Beach, California; la previsione per ora proviene da parafrasi e non da comunicazioni ufficiali dell’azienda o dello stesso Ives. Questa dichiarazione è solo l’ultima di una serie di commenti bullish espressi da Ives, che ha ripetutamente indicato Palantir come uno dei titoli preferiti nell’ondata di costruzione di AI.
"Il Messi dell’AI": la lista di dichiarazioni di Ives per quest’anno
Nei giorni scorsi, ospite del podcast Global Money Talk, Ives ha paragonato Palantir, Nvidia (NVDA.US) e Microsoft (MSFT.US) come la "spina dorsale della rivoluzione AI", e ha definito Palantir il "Messi dell’AI" per la sua capacità esecutiva e per la capacità di trasformare la tecnologia AI in applicazioni di livello enterprise.
Dalla trascrizione di quella puntata emerge che Ives ha anche delineato la sua valutazione dell’ampiezza della costruzione AI: per ogni dollaro speso sui chip Nvidia, negli altri segmenti del settore tech vi sarebbe un “moltiplicatore di 10 volte”; appena tornato da una visita ad un data center rurale in Nebraska, Ives ha sottolineato che ci sarebbero ben 1.500 data center in costruzione negli Stati Uniti, il “cuore e il polmone” della rivoluzione, nonché che è la prima volta negli ultimi 30 anni che gli USA sono avanti rispetto alla Cina nello sviluppo tecnologico. Ives ha anche respinto chiaramente la narrazione della bolla AI, ritenendo che il settore sia al terzo anno di un “ciclo di costruzione da 8 a 10 anni”—“Il party dell’AI inizia alle 9:30, ora sono circa le 11:30 e la festa durerà fino alle 4 del mattino”.
Il 27 agosto scorso, Ives aveva definito Palantir lo “standard aureo” per i casi d’uso dell’AI, sostenendo che secondo le ricerche della sua società Palantir potrebbe infine partecipare al 70%-80% dei casi d’uso dell’AI; si aspetta che l’azienda raggiunga una capitalizzazione di mercato da mille miliardi di dollari nei prossimi due o tre anni.Ha sottolineato che il business commerciale statunitense è il motore chiave e che potrebbe crescere dall’80% al 100%, con ricavi in grado di passare da circa 250-500 milioni di dollari a un miliardo in 12 mesi; inoltre prevede che il free cash flow della società possa salire dagli attuali 2-3 miliardi a 7-8 miliardi di dollari nei prossimi anni, sostenendo così l'attuale valutazione.
Va precisato che il ruolo di Ives è cambiato quest’anno: secondo le notizie, il 1° luglio ha lasciato Wedbush, dopo otto anni di servizio, ed è ora partner e senior managing director di Yorkville Ives. Un altro dettaglio da notare: secondo un report di 247wallst del 27 agosto, le sei azioni AI menzionate da Ives in quella intervista sono tutte presenti nell’ETF a lui intitolato (IVES), anche se nel programma non è stata fatta alcuna disclosure al riguardo.
Il prezzo in attesa di un catalizzatore
Il contesto di queste dichiarazioni è un momento in cui il prezzo delle azioni Palantir manca di una nuova storia da raccontare. Dopo il rally seguito al report trimestrale di inizio mese scorso, il titolo si muove in un range ristretto, mentre gli investitori attendono il prossimo catalizzatore in grado di innescare una nuova fase di crescita delle quotazioni.
Il bilancio ha sicuramente rafforzato la narrazione della crescita legata all’AI: nel secondo trimestre i ricavi sono balzati del 93% a 1,94 miliardi di dollari, con i ricavi commerciali negli USA cresciuti di ben il 149%; la società ha inoltre rivisto al rialzo la guidance per il 2026 a 8,15-8,16 miliardi di dollari, corrispondente a una crescita dell’82%. Gli analisti ritengono che il concetto di “Sovereign AI” proposto dalla società—ovvero la capacità delle aziende di gestire e adattare in modo autonomo i modelli AI su ambienti sicuri, controllando dati e pesi dei modelli—insieme al modello personalizzato di AIP con ingegneri on site (FDE), rappresenti una barriera rispetto alle soluzioni SaaS più generiche.
In termini di prezzo e valutazione, al closing di martedì Palantir valeva 173,31 dollari per azione, con una capitalizzazione di circa 416,5 miliardi di dollari e un range a 52 settimane compreso tra 106,37 e 207,52 dollari. Da inizio anno il titolo ha perso quasi il 3%, dopo anni di forti rialzi: +340% nel 2024, +135% nel 2025. La valutazione resta molto elevata: price/earnings (TTM) a circa 148 volte (con una mediana quinquennale di 270), price/sales a circa 45 volte e PEG a 3,42.
UBS concorda: rispetto ai concorrenti AI software, è “conveniente”
Anche Wall Street sottolinea la persistenza della domanda. Martedì, UBS ha confermato il rating “Buy” su Palantir, alzando il target price da 220 a 250 dollari. A formulare questa valutazione è stato l’analista Karl Keirstead di UBS, che la settimana scorsa ha partecipato all’evento AIPCon con clienti e top management di Palantir.
Nel suo report scrive: “La nostra opinione—Palantir è il migliore abilitatore di AI sul mercato (fa sì che i modelli di frontiera siano utili per le grandi imprese)—dopo aver parlato con dirigenti e clienti, se è cambiata, è solo in meglio, la domanda sembra molto sostenuta”.
L’argomentazione centrale riguarda la valutazione: Palantir ora tratta a circa 51 volte il flusso di cassa libero atteso per il 2027 (prima era circa 46 volte), non distante dai competitor Snowflake (SNOW.US) e CrowdStrike (CRWD.US) ma con una crescita superiore al 90%; Keirstead prevede che nei prossimi tre anni l’azienda abbia un CAGR del 63%, e quindi la valutazione di 53 volte il free cash flow atteso per il 2028 è un “premio ragionevole”.
Keirstead ha evidenziato anche due preoccupazioni degli investitori che pesano sulla valutazione—il possibile picco imminente della crescita e la possibilità che i vendor di modelli di base entrino direttamente nella software layer dei dati—e ha risposto a entrambe: “Palantir è leader in tre principali settori di crescita—AI, dati e tecnologia militare avanzata—e merita un premio significativo, per questo in confronto è un titolo economico.” Ha citato come possibile catalizzatore anche una collaborazione rafforzata con Nvidia, pur ammettendo che la “narrazione sulla Sovereign AI” di Palantir abbia toni autoreferenziali e che il sentiment dei clienti verso i vendor di modelli di frontiera non sia così negativo come la società sostiene.
Divergenze: la maggioranza degli analisti di Wall Street è bullish, “grandi orsi” e retail bearish
Secondo le statistiche di Koyfin, tra i 32 analisti che seguono Palantir, 21 hanno rating “Buy” o superiore, 9 “Hold”, 2 “Sell” o inferiore; il target price medio è 196,84 dollari. Secondo LSEG, al 33 analisti valutati fino a martedì, 23 emissiono Buy o Strong Buy.
Dall’altra parte, il sentiment dei retail investors è quasi opposto agli analisti sell-side. Sulla piattaforma Stockwits prevale un sentimento “bearish” su Palantir tra i piccoli investitori da una settimana. Un trader ha scritto: “Palantir è interessante. I grandi fondi stanno facendo di tutto per sostenerla, ma il titolo scende comunque. Il ritracciamento si sta formando, è solo questione di tempo.”
Anche i movimenti dei fondi istituzionali risultano prudenti. Secondo GuruFocus, negli ultimi tre mesi gli insider di Palantir hanno venduto complessivamente circa 124 milioni di dollari; secondo un altro dato netto, nei 90 giorni fino al 9 settembre, il saldo netto delle vendite da parte degli insider è di circa 34,5 milioni di dollari, senza alcun acquisto insider significativo.
Il rappresentante del campo ribassista è il celebre investitore Michael Burry: secondo lui il mercato valuta Palantir come una high-growth software company, ma il suo core business è più vicino alla consulenza, mettendo in dubbio l’ampio uso di stock option, i net operating losses federali (NOL) saliti da 5,5 miliardi di dollari nel 2025 a 9 miliardi e le spese per jet privati del CEO aumentate da 7,7 milioni nel 2024 a 17,2 milioni nel 2025. Secondo Burry, “per Palantir, sotto molti aspetti, il prezzo delle azioni è esso stesso il modello di business.” Prevede che la capitalizzazione potrebbe scendere sotto 100 miliardi di dollari, con i ricavi che nel tempo si contraggono e l’azienda che venga infine acquisita a valutazione molto inferiore.
Da un lato la narrazione di un futuro “trillion dollar company”, dall’altro il leggero calo del prezzo e il sentiment retail negativo—la vera divergenza su Palantir oggi non riguarda se la crescita sia reale, ma quanto margine di errore sia già scontato nel price/earnings di 148x lungo questa traiettoria di crescita.
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