Il prezzo del petrolio a cento dollari accende le aspettative di rivalutazione di BP (BP.US)! JPMorgan grida "acquistare"
Dal punto di vista del flusso di cassa, quando la produzione e i costi sono sotto controllo, un prezzo elevato del petrolio può aumentare l’avanzo di cassa operativo dei produttori di petrolio e gas, sostenendo il pagamento dei debiti, i dividendi e il buyback. Questo è anche il motivo per cui giganti finanziari di Wall Street come JPMorgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley stanno pubblicando frequentemente report rialzisti indirizzati ai colossi dell’energia.
Secondo quanto riportato da Zhitong Finance APP, con il peggioramento continuo della situazione geopolitica in Medio Oriente, il prezzo internazionale del petrolio – il benchmark Brent – è recentemente tornato sopra i 100 dollari al barile, mantenendosi su livelli storici elevati sopra i 100 dollari. Dal punto di vista del flusso di cassa, in presenza di una produzione e di costi controllabili, i prezzi elevati del petrolio possono ampliare l’avanzo operativo di cassa dei produttori di petrolio e gas, offrendo supporto per il rimborso del debito, i dividendi e i buyback. Questo è anche il motivo per cui giganti finanziari di Wall Street come JPMorgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno recentemente pubblicato analisi rialziste per i colossi dell’energia. La logica chiave per cui JPMorgan è ottimista su BP (BP.US), uno dei principali player europei del settore energetico tradizionale, risiede proprio nel fatto che questa parte di flussi di cassa, insieme a una ristrutturazione interna, potrà sostenere sia il risanamento finanziario che la crescita dei rendimenti per gli azionisti.
Il 23 settembre, il prezzo di regolamento dei futures Brent è aumentato del 3,86%, raggiungendo 103,08 dollari; confrontando il prezzo di regolamento del contratto di scadenza più vicina su base giornaliera, l’incremento rispetto all’ultimo giorno di negoziazione prima della guerra del 27 febbraio, a 72,48 dollari, è di circa il 42,2%, mentre rispetto al 24 agosto, a 92,17 dollari, è circa dell’11,8%. Le restrizioni al transito nello Stretto di Hormuz, insieme alla drastica riduzione delle esportazioni dovuta alla minaccia di attacchi militari degli Houthi nello Stretto di Bab el-Mandeb, altro canale essenziale per il trasporto energetico nella regione del Golfo, così come le divergenze tra Stati Uniti e Iran sulla fine del conflitto – tra cui la posizione intransigente assunta dal presidente iraniano Pezeshkian all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York, considerata un catalizzatore chiave per il rialzo del petrolio di mercoledì – continuano a influenzare le aspettative di fornitura e il premio di rischio sul greggio.
Dal punto di vista della logica di prezzo di mercato, la chiave è che il tempo previsto per il ritorno alla normalità dei trasporti di petrolio nel Golfo è tornato ad essere incerto. In precedenza, la proposta condizionata dell’Iran di riaprire lo stretto e la ripresa delle attività del gasdotto est-ovest dell’Arabia Saudita avevano contribuito a ridurre il premio da interruzione delle forniture; tuttavia, il discorso di Pezeshkian e l’insistenza iraniana sulle condizioni di navigazione hanno portato a una rivalutazione di tali aspettative, rafforzate dall’avvertimento di Trump, nella stessa occasione, di possibili nuove azioni militari in mancanza di un accordo. Prima della guerra, lo Stretto di Hormuz gestiva circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto; l’incertezza sui tempi della ripresa influisce direttamente sull’offerta disponibile, sulle modalità di spedizione e sui margini di sicurezza delle scorte.
I prezzi elevati del petrolio incidono sull’inflazione attraverso i costi dei carburanti, dei trasporti e della produzione; inoltre, il tenore sostenuto dell’attività economica statunitense ha spinto il mercato a rivedere ulteriormente al rialzo le aspettative sui tassi di interesse. Il 16 settembre, la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il range obiettivo dei federal funds al 3,75%—4,00%; il 23 settembre, la probabilità implicita nei future su tassi di un nuovo rialzo a ottobre è salita al 66% e il rendimento dei Treasury a 10 anni è aumentato di circa 13,9 punti base fino al 5,106%, massimo dal 2007. Si delinea così una delle tendenze chiave nei prezzi di mercato: i prezzi dell’energia e la resilienza della domanda accrescono la pressione inflazionistica, spingendo al rialzo sia i tassi di interesse attesi che i costi di finanziamento a lungo termine.
I prezzi elevati del petrolio rafforzano la barriera dei flussi di cassa; la ristrutturazione di BP apre margini di rivalutazione
Come detto sopra, dal punto di vista del flusso di cassa, se produzione e costi sono sotto controllo, i prezzi elevati del greggio permettono ai produttori oil&gas di ampliare gli avanzi operativi, sostenendo rimborso debiti, dividendi e buyback. JPMorgan è particolarmente positiva su BP proprio perché questa liquidità, insieme alle ristrutturazioni interne, si prevede favorisca un risanamento finanziario e la crescita dei ritorni azionari.
Con un’ipotesi di base di prezzo Brent a 75 dollari al barile nel 2027, la banca prevede che BP ridurrà entro fine 2027 il totale delle passività finanziarie del 50%, e ritiene che il valore creato dalla ristrutturazione equivalga a un tasso annuo di crescita delle utilità per azione di alta cifra singola su base percentuale per i prossimi tre anni, alzando così il target price di circa il 22,7%, a 675 penny. Questa logica punta alla riduzione dell’indebitamento, al miglioramento degli oneri finanziari e a un maggior rilascio di valore per gli azionisti.
Nel frattempo, TotalEnergies è stata declassata a causa dell’ampia esposizione diretta in Medio Oriente e della potenziale imposizione di una tassa sugli extraprofitti, dimostrando come le opportunità d’investimento nei titoli energetici dipendano sempre più dalla capacità dell’azienda di tradurre i prezzi elevati del petrolio in flussi di cassa disponibili da distribuire.
Per produttori come BP, ExxonMobil, Chevron e Occidental Petroleum, in condizioni di produzione e vendita regolari oltre a costi sotto controllo, la realizzazione di prezzi di vendita superiori si traduce in flussi di cassa operativi maggiori, utili al rimborso del debito e al rendimento per gli azionisti – questa è la catena di trasmissione completa “dinamiche geopolitiche—prezzo del petrolio—aspettative sui tassi—rivalutazione dei titoli energetici”.
Dopo anni di sottoperformance rispetto ai concorrenti, JPMorgan promuove BP; TotalEnergies declassata a neutrali
Mercoledì le azioni BP sono salite del 2,8%, dopo che JPMorgan ha migliorato il rating della major petrolifera da “neutrale” a “overweight” (positivo), portando il target price da 550 a 675 penny (circa 54 dollari per ADR negoziato sul mercato USA). Negli ultimi 3—5 anni, il titolo è stato generalmente in ritardo rispetto ai diretti concorrenti. Alla chiusura del mercato londinese di mercoledì le azioni BP hanno segnato 650 penny, in rialzo di quasi il 3%.
Matthew Lofting e il suo team di analisti di JPMorgan sottolineano che il contesto macro favorevole, unito a riforme interne, rappresenta oggi una grande opportunità affinché BP riduca la propria sensibilità al ciclo del prezzo del petrolio e rafforzi i fondamentali guardando al 2028.
Lofting e colleghi affermano che il miglioramento della struttura patrimoniale di BP (BP.US) implica che il titolo “non sia più una ‘pillola velenosa’”. Si aspettano che entro la fine del 2027 il totale delle passività finanziarie si riduca del 50%, riportando per la prima volta da inizio decennio la leva finanziaria a livelli paragonabili ai competitor europei.
“Questo porterà a un netto miglioramento del rapporto tra oneri finanziari e dividendi, favorendo il trasferimento di valore dal debito al capitale proprio, così da consentire un ritorno alla crescita dei dividendi agli azionisti”, scrivono gli analisti.
JPMorgan vede inoltre valore nella rapida accelerazione della ristrutturazione di BP, ritenendo che ciò si traduca in una crescita annualizzata a cifra singola alta (in percentuale) dell’utile per azione su base triennale.
Il team di analisti ha inoltre declassato TotalEnergies (TTE.US) da “overweight” a “neutral”, segnalando l’esposizione diretta più alta in Medio Oriente tra i competitor europei, oltre al rischio di una possibile tassazione sugli extraprofitti.
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