Come vede Wall Street il PCE? Goldman Sachs posticipa la previsione del rialzo dei tassi della Fed
Dopo la pubblicazione dei dati PCE di agosto negli Stati Uniti, inferiori alle aspettative, Goldman Sachs ha posticipato la previsione della seconda aumento dei tassi della Fed da ottobre a dicembre, affermando che non esclude che la Fed possa ritenere alla fine che non siano necessari ulteriori rialzi dei tassi. Timiraos, della "Nuova Agenzia della Fed", ha sottolineato che il PCE non ha modificato la tendenza già nota della ripresa dell'inflazione. Attualmente, il mercato prezza una probabilità del 39% di un aumento dei tassi a ottobre, inferiore al 45% prima della pubblicazione del PCE; la probabilità di un aumento a dicembre è del 90%. Il rendimento dei Treasury americani a 2 anni è diminuito leggermente dopo la pubblicazione del PCE, per poi risalire, mentre il rendimento a 10 anni continua a salire.
L'inflazione PCE degli Stati Uniti ad agosto è risultata inferiore alle attese, modificando le valutazioni di Wall Street sui tempi del prossimo rialzo dei tassi della Federal Reserve.
Goldman Sachs mercoledì ha posticipato la previsione del secondo aumento dei tassi della Fed per quest'anno da ottobre a dicembre, senza escludere la possibilità che la banca centrale giudichi infine non necessario un ulteriore rialzo.
Nick Timiraos del “nuovo organo di comunicazione della Federal Reserve” ha sottolineato che i dati precedenti di PPI e CPI indicavano che il miglioramento dell'inflazione non aveva avuto seguito, e la PCE non ha sostanzialmente modificato questa tendenza, gli indicatori dei prezzi di mercato gravitano ancora intorno al 3% sia prima che dopo l’adeguamento delle metodologie statistiche, l’inflazione non ha fatto ulteriori progressi verso l’obiettivo del 2%.
Il capo economista nordamericano di Capital Economics ritiene che le pressioni sui prezzi core siano leggermente inferiori rispetto alle preoccupazioni precedenti, favorendo una pausa dei rialzi a ottobre; l’economista senior di BMO osserva che la percentuale delle componenti dell’indice PCE con un aumento annualizzato superiore al 3% è scesa dal 54% al 51%, un livello comunque ben superiore alla norma e insufficiente a confermare un miglioramento significativo della tendenza inflazionistica.
Per quanto riguarda la valutazione dei mercati, il FedWatch Tool del Chicago Mercantile Exchange indica che il mercato ora attribuisce una probabilità di circa il 39% a un aumento dei tassi a ottobre, in calo rispetto al circa 45% precedente alla pubblicazione dei dati PCE. La probabilità di un rialzo a dicembre raggiunge invece il 90%.
Sul fronte dei Treasury statunitensi, il rendimento del biennale, dopo la pubblicazione del PCE, è sceso dal 4,887% al 4,864% circa, a dimostrazione di una minore scommessa degli investitori su rialzi nel breve periodo da parte della Fed, salvo poi risalire e recuperare interamente la perdita. Il rendimento a dieci anni è invece continuato a crescere.


Nel frattempo, i dati economici statunitensi continuano a mostrare una notevole resilienza. Il tasso di crescita del PIL statunitense nel secondo trimestre è stato rivisto al rialzo dall’1,5% precedente al 2,2%, mentre la spesa al consumo di agosto è cresciuta dello 0,9%. Questo significa che, sebbene la PCE abbia ridotto l'urgenza di un rialzo dei tassi a ottobre, non basta a cambiare radicalmente lo scenario di inflazione e crescita economica che la Federal Reserve si trova ad affrontare.
Goldman Sachs: Bassa la probabilità di rialzo a ottobre, secondo rialzo rimandato a dicembre
Sulla base degli indicatori sull’inflazione pubblicati mercoledì e del discorso di John Williams, presidente della Fed di New York, di martedì, gli economisti di Goldman Sachs hanno rivisto le previsioni sulla politica monetaria della Fed, stimando che il secondo rialzo dei tassi avverrà a dicembre e non più a ottobre come previsto in precedenza.
Il team di economisti guidato da Jan Hatzius ha scritto nel report che i dati di agosto su reddito e spesa personale pubblicati mercoledì mostrano che l’aumento degli indicatori core dell’inflazione è stato inferiore alle attese; l’indice PCE core di agosto è salito dello 0,25% su base mensile e del 3,01% su base annua, “ben al di sotto delle aspettative”.
Goldman Sachs prevede che l'indice PCE core del quarto trimestre crescerà del 3% su base annua, “ben al di sotto della mediana delle previsioni del FOMC (Federal Open Market Committee), pari al 3,4%”. Il report afferma:
“Alla luce anche delle dichiarazioni di John Williams ieri, ora riteniamo che la possibilità di un rialzo a ottobre sia limitata; spostiamo quindi la previsione del secondo aumento dei tassi a dicembre e riteniamo che sia piuttosto probabile che il FOMC giudichi alla fine non necessari ulteriori rialzi.”
Timiraos: la PCE non modifica in modo evidente la tendenza dell’inflazione
Timiraos sottolinea che la principale informazione del presente report PCE è che non ha modificato drasticamente la tendenza dell’inflazione già in possesso dei mercati.
Egli ritiene che i dati di giugno e luglio sull’inflazione siano stati buoni, ma ciò era già stato incorporato dal mercato; i dati di agosto segnalano che questo miglioramento non è proseguito, e dopo la pubblicazione dei dati PPI e CPI, il mercato ne aveva già avuto conferma.
Timiraos aggiunge che attualmente gli indicatori di prezzo di mercato gravitano su livelli vicini al 3% sia prima che dopo la revisione delle metodologie statistiche. Sebbene la lettura a 12 mesi dell’inflazione non appaia così negativa, dall’aprile 2025 in poi l’inflazione non ha fatto ulteriori progressi verso il target del 2%.
Le opinioni di altri analisti di Wall Street
Stephen Brown, capo economista nordamericano di Capital Economics, esprime un’opinione relativamente più accomodante sul PCE. Brown afferma:
“Le pressioni sui prezzi core sono risultate un po' inferiori alle preoccupazioni precedenti, il che fornisce un certo sostegno alla nostra view secondo cui la Federal Reserve si prenderà una pausa dai rialzi a ottobre.”
Egli osserva inoltre che, dopo la revisione del metodo di calcolo BEA, i dati storici sull’inflazione core sono stati corretti al ribasso, con un impatto complessivo di circa -0,3 punti percentuali; anche le revisioni di giugno e luglio hanno ridotto la crescita annualizzata dell’inflazione core degli ultimi tre mesi al 2%.
Tuttavia, Sal Guatieri, economista senior di BMO, esprime giudizi più cauti, ritenendo che l’inflazione di fondo non mostri miglioramenti significativi. Egli dichiara:
“La percentuale delle componenti PCE con un aumento annualizzato superiore al 3% si è leggermente ridotta, passando dal 54% al 51%, ma resta nettamente superiore ai livelli normali e ciò rende quasi impossibile affermare che la dinamica di fondo dell’inflazione sia davvero migliorata.”
Guatieri aggiunge che ciò rafforzerà la convinzione della Federal Reserve della necessità di mantenere una linea restrittiva per riportare l’inflazione al target.
Dal punto di vista della valutazione di mercato, il FedWatch Tool del Chicago Mercantile Exchange mostra che la probabilità attribuita dai mercati a un aumento dei tassi a ottobre è attualmente circa il 39%, in calo rispetto al 45% precedente la pubblicazione dei dati PCE. La probabilità di rialzo a dicembre raggiunge invece il 90%.
La revisione al rialzo del PIL, i consumi restano resilienti
I dati economici pubblicati mercoledì mostrano che la crescita annualizzata del PIL statunitense del secondo trimestre è stata nettamente rivista al rialzo al 2,2%, ben superiore all’1,5% precedentemente comunicato.
Sia la spesa per consumi che gli investimenti, due parametri chiave, sono risultati migliori del valore precedente. Un indicatore chiave della crescita endogena — le vendite finali ai compratori privati interni reali — è stato anch’esso rivisto al 4,6%.
La revisione al rialzo per la categoria degli investimenti evidenzia il ruolo trainante nella crescita dell’economia delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, mentre l’incremento nella valutazione della spesa al consumo indica che la situazione finanziaria delle famiglie resta complessivamente solida grazie al mercato del lavoro robusto e all’andamento positivo della borsa.
La spesa dei consumatori ad agosto è cresciuta dello 0,9% su base mensile, in parte sostenuta dall’aumento delle spese presso le stazioni di servizio per via del rincaro del petrolio; l’incremento dei redditi invece è rallentato leggermente allo 0,2% dallo 0,3% del mese precedente. L’indice dei prezzi PCE complessivo ha registrato un aumento del 3,4% su base annua, invariato rispetto al mese precedente, mentre la variazione mensile è accelerata allo 0,3%.
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