Il mercato obbligazionario anticipa i tassi, Wall Street rimbalza guardando a due segnali chiave
Wilson di Morgan Stanley ha sottolineato che la volatilità del mercato obbligazionario ha già effettivamente inasprito le condizioni finanziarie, sostituendo così un aumento dei tassi da parte della Fed. Si consiglia agli investitori di monitorare il calo dell'indice MOVE e le performance finanziarie delle quattro principali banche per valutare se la pressione di mercato abbia raggiunto il picco.
Secondo Woofun AI, la forte volatilità del mercato obbligazionario sta assumendo silenziosamente la funzione restrittiva della Fed, una dinamica rara che offre una nuova cornice interpretativa all’andamento del mercato azionario. Mike Wilson, chief equity strategist di Morgan Stanley (MS.US), indica nell’ultimo report settimanale che, con un rendimento dei Treasury decennali salito complessivamente di 120 punti base da febbraio, le condizioni finanziarie si sono notevolmente irrigidite. Di fatto, il mercato obbligazionario sta sostituendo la Fed nel processo di rialzo dei tassi, il che potrebbe permettere all’istituto centrale di non dover ulteriormente aumentare i tassi di politica monetaria. Secondo Wilson, se il dato sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) USA in pubblicazione questo mercoledì risulterà moderato, ciò contribuirà ad allentare la pressione sul rendimento a lungo termine e sulle aspettative dei mercati riguardo ai tassi della Fed.
In questo contesto, Wilson fornisce agli investitori due segnali chiave in ottica forward-looking: la performance relativa dei titoli finanziari e l’indice MOVE che misura la volatilità del mercato obbligazionario. Egli sottolinea che la variazione della volatilità obbligazionaria è più significativa del livello assoluto dei rendimenti. Inoltre, le trimestrali di JPMorgan (JPM.US), Goldman Sachs (GS.US), Citi (C.US) e Wells Fargo (WFC.US) in uscita questa settimana saranno una finestra d’osservazione cruciale. L’impatto restrittivo del mercato obbligazionario è ormai evidente. Nel report “Weekly Warm-up” pubblicato lunedì, Wilson indica che diversi fattori combinati stanno già esplicando effetti restrittivi sui mercati: il rendimento dei Treasury decennali è aumentato di 120 punti base da febbraio, il Dollar Index (DXY) si è rafforzato, i prezzi del petrolio sono rimasti elevati: insieme, questi elementi rappresentano un sostanziale inasprimento delle condizioni finanziarie. Attualmente, il rendimento dei titoli di stato globali ha globalmente superato il 4% per la prima volta dal 2000.
Secondo i dati aggregati di Woofun AI, con il mercato obbligazionario che ha già prezzato tassi più elevati, la pressione sulle politiche per il presidente della Fed, Jerome Powell, si è effettivamente alleggerita. Se il dato CPI di questa settimana non dovesse sorprendere al rialzo, la corsa al rialzo dei rendimenti a lungo termine potrebbe rallentare.
L’aumento dello S&P 500 cela divergenze interne. Wilson evidenzia che il motivo per cui lo S&P 500 non riflette pienamente l’attuale inasprimento delle condizioni finanziarie è che i guadagni sono fortemente concentrati in poche mega-cap tecnologiche focalizzate sull’intelligenza artificiale—aziende la cui crescita è sufficiente a resistere all’aumento del costo del capitale.
Questa divergenza strutturale è già evidente nell’ampiezza di mercato. L’indice equal-weighted dello S&P 500 ha sottoperformato l’indice ponderato per capitalizzazione di 6 punti percentuali da marzo, segnalando che le azioni ordinarie hanno subito una pressione maggiore dall’aumento dei rendimenti a lungo termine. Wilson sottolinea che, per la maggior parte delle azioni, il rapido aumento dei rendimenti ha già causato danni sostanziali. Due segnali determinano se il peggio sia passato. Wilson consiglia agli investitori di monitorare due indicatori per capire se la pressione sui mercati abbia raggiunto il picco. Il primo è il MOVE Index, indicatore di volatilità obbligazionaria. Secondo Wilson, ciò che conta non è il livello assoluto del rendimento, ma la velocità della sua variazione e la volatilità. Un calo del MOVE Index sarà un segnale importante di allentamento della pressione obbligazionaria. Il secondo è la performance relativa dei titoli finanziari. Questa settimana, con le trimestrali di JPMorgan, Goldman Sachs, Citi e Wells Fargo, Wilson ritiene che se i risultati di queste banche saranno solidi, potranno rappresentare un vero segnale di “fine allarme” per il mercato.
Le preoccupazioni di recessione potrebbero essere sopravvalutate. Sebbene Wilson riconosca che la continua salita dei rendimenti rappresenti un rischio potenziale per la crescita, al momento non ritiene che questo scenario si sia concretizzato. Egli indica che l’attuale aumento dei rendimenti deriva principalmente dalla crescita economica stessa e dall’aumentata domanda di capitali—non solamente dall’inflazione o dalle aspettative di politica monetaria. Dal punto di vista dei tassi reali, Wilson calcola che la differenza tra il CPI attuale (circa 3,4% su base annua) e il tasso effettivo dei Federal Funds (3,88%) sia molto più bassa dei massimi precedenti la recessione, indicando che il pessimismo sulle prospettive di crescita del mercato è probabilmente eccessivo. Basandosi sulle attese ottimistiche per la prossima stagione delle trimestrali, Wilson conclude che ci sono ancora margini di miglioramento per l’azionario statunitense.
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