Promemoria per il trading dell'oro: i missili Medio Orientali colpiscono Saudi Aramco, il prezzo dell'oro sotto pressione in attesa del test dei dati CPI degli Stati Uniti
Huitong Network, 14 ottobre—— Il prezzo dell'oro è leggermente sceso martedì, mentre l’escalation del conflitto in Medio Oriente e l’attacco alla sede centrale di Saudi Aramco hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio e alimentato i timori di inflazione. Allo stesso tempo, alcuni funzionari della Federal Reserve hanno dichiarato che potrebbero alzare i tassi un’altra volta entro la fine dell’anno; le prospettive di tassi d’interesse elevati riducono l’attrattiva dell’oro. Il calo del dollaro USA si intreccia con i rischi geopolitici, esercitando pressione a breve termine sul prezzo dell’oro; la direzione futura dipenderà dalla “battaglia” tra dati e segnali di politica monetaria.
Martedì 13 ottobre, il prezzo spot dell’oro è leggermente sceso a circa 4160 dollari l’oncia, anche i future su oro a dicembre hanno chiuso in ribasso, con il mercato che si presenta nel complesso relativamente tranquillo. Questa calma apparente nasconde in realtà un'intensa lotta tra diverse forze. La sede di Saudi Aramco è stata colpita da un attacco missilistico, il prezzo del petrolio internazionale è salito ai massimi di due settimane, alimentando i timori di inflazione e rafforzando le aspettative di almeno un altro rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve quest’anno, esercitando così pressione sul prezzo dell’oro. Tuttavia, la correzione del dollaro USA vicino ai massimi storici ha fornito un po’ di sostegno all’oro; gli investitori sono ora concentrati sull’imminente uscita dei dati chiave sull’inflazione statunitense e sulle ultime dichiarazioni dei vertici della Federal Reserve. L’oro, come tradizionale asset rifugio e asset sensibile ai tassi d’interesse, è ora influenzato simultaneamente da tensioni geopolitiche, aspettative di politica monetaria variegate e volatilità dei prezzi dell’energia. I dati e gli interventi dei prossimi giorni potrebbero diventare le variabili chiave per la direzione a breve termine del prezzo dell’oro. Nella sessione asiatica di mercoledì 14 ottobre, l’oro spot continua a essere sotto pressione, e attualmente viene scambiato intorno ai 4155 dollari l’oncia.
Nuovo focolaio di guerra in Medio Oriente, attacco contro la sede centrale di Saudi Aramco agita i mercati petroliferi e le aspettative d’inflazione
Il clima di tensione geopolitica è attualmente il fattore più difficile da quantificare, ma impossibile da ignorare, per il mercato dell’oro. Il conflitto tra i ribelli Houthi dello Yemen e la coalizione guidata dall’Arabia Saudita è notevolmente peggiorato: un missile balistico ha colpito direttamente la sede centrale di Saudi Aramco a Dhahran. Gli ultimi tre piani dell’edificio sono stati danneggiati e hanno preso fuoco; la notizia si è rapidamente diffusa. Saudi Aramco, essendo la più grande compagnia petrolifera al mondo, gestisce una vasta rete di produzione terrestre e offshore dalla sua sede; qualsiasi attacco alle sue strutture chiave scatena immediatamente preoccupazioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento di petrolio.
In passato, i ribelli Houthi hanno già lanciato diversi missili e droni contro strutture strategiche saudite, e anche l’aeroporto internazionale di Riyadh è stato attaccato molte volte. Nel frattempo, la coalizione saudita ha risposto contro obiettivi nello Yemen, con il conflitto che si estende lungo la costa del Mar Rosso e vicino allo stretto di Bab el-Mandeb. Quest’ultimo, diventato ancora più importante dopo i problemi nello stretto di Hormuz, è un corridoio chiave per l’energia globale e la sicurezza di questa zona incide direttamente sui costi di trasporto mondiale del petrolio. A causa di ciò, i prezzi internazionali del petrolio sono balzati di recente, sia il WTI che il Brent hanno toccato i massimi delle ultime due settimane. L’aumento del prezzo del petrolio si trasmette a valle attraverso carburante raffinato, jet fuel, diesel, ecc., aggravando ulteriormente i timori per l’inflazione persistente.
Per l’oro, questi shock geopolitici hanno un duplice effetto. Da un lato, il rischio di guerra aumenta la domanda di asset rifugio, sostenendo teoricamente il prezzo dell’oro; dall’altro, la pressione inflazionistica legata alla crescita del prezzo del petrolio rafforza la necessità della Federal Reserve di mantenere o addirittura inasprire ulteriormente la politica monetaria, facendo salire le aspettative sui tassi reali, il che deprime l’oro che non offre rendimento. Al momento, il mercato si concentra più sul secondo aspetto, poiché i dati sull’inflazione a breve termine influenzano più direttamente la politica della FED. Secondo analisti di Commerzbank, l’aumento dei tassi sta diventando una vera e propria lama a doppio taglio per l’oro: tassi più alti aumentano il costo opportunità di detenere oro, ma al contempo aggravano l’onere fiscale di molti governi, aumentando i timori sulla sostenibilità del debito e, sul lungo periodo, potrebbero addirittura sostenere il valore dell’oro.
Dichiarazioni divergenti dei funzionari della Fed, il mercato scommette su un rallentamento dei rialzi dei tassi
Le aspettative riguardo la politica monetaria sono il vero motore dell’attuale prezzo dell’oro. A settembre, la Federal Reserve ha già portato il tasso di riferimento nel range 3,75%-4,00%; in precedenza il mercato si aspettava ulteriori strette. Tuttavia, le dichiarazioni di diversi funzionari hanno moderato queste attese. La Presidente della Fed di Boston, Collins, ha espresso il suo sostegno alla decisione di settembre e ritiene opportuno un ulteriore piccolo rialzo entro la fine dell’anno per garantire un ritorno tempestivo dell’inflazione verso il target del 2%. Ha anche sottolineato il buono stato dell’economia e del mercato del lavoro, permettendo così alla Fed di concentrarsi sulla lotta all’inflazione, pur riconoscendo che gli investimenti nell’intelligenza artificiale, i dazi e i costi energetici in crescita a causa delle tensioni in Medio Oriente complicano lo scenario.
Il Presidente della Fed di New York, Williams, invece, è stato più cauto. Ha confermato che potrebbe esserci un’altra stretta nel 2026, ma non vede motivo di credere che servano ulteriori azioni nel 2027. Secondo Williams, le forze che frenano l’inflazione stanno funzionando, e si attende un significativo calo dell’inflazione generale verso il 2% già l’anno prossimo; i dazi saranno presto un ricordo e nemmeno i prezzi dell’energia continueranno a rappresentare una minaccia. Ha sottolineato che l’economia non è in surriscaldamento e che, salvo shock specifici, non ci saranno ulteriori pressioni inflazionistiche. Queste posizioni rispecchiano quelle del governatore Waller, secondo il quale il recente aumento dei rendimenti dei Treasury USA riflette soprattutto la crescita economica e i significativi investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, piuttosto che aspettative d’inflazione fuori controllo, che restano dunque “ben sotto controllo”.
Secondo il FedWatch Tool del CME, i trader ritengono attualmente che ci sia solo circa il 20% di probabilità che la Fed alzi i tassi questo mese, ma l’88% di chance per un aumento a dicembre. In generale, il mercato ritiene che, in attesa di ulteriori dati, la Fed non abbia urgenza di agire subito. Questa differenza di aspettativa attenua l’impatto negativo dell’ambiente di tassi alti sull’oro. Un livello elevato dei tassi d’interesse rende meno attraente l’oro, ma se il ritmo dei rialzi rallenta e i tassi reali sembrano vicini al picco, la pressione legata al costo opportunità si allenta.
Interazione tra mercato obbligazionario e valutario, la flessione del dollaro dà respiro all’oro
Il mercato obbligazionario USA e la dinamica del dollaro influenzano anch’essi la quotazione dell’oro. Martedì i rendimenti dei Treasury a lungo termine sono scesi, trainati dai movimenti dei titoli europei, mentre quelli a due anni sono saliti leggermente in attesa dei dati sull’inflazione. Il rendimento del decennale USA è calato rispetto ai massimi, pur restando su livelli elevati. L’oscillazione dei titoli francesi ha contribuito al ribasso globale dei tassi: alcuni investitori si sono spostati sui bond di Stato per proteggersi dalla vendita di titoli tecnologici asiatici, facendo ulteriormente calare i rendimenti a lungo termine.
L'indice del dollaro è sceso dai massimi di 18 mesi. I timori circa la sostenibilità delle valutazioni delle azioni legate all'intelligenza artificiale hanno frenato i flussi di capitali verso i mercati finanziari USA e le dichiarazioni di Williams hanno accelerato la discesa del dollaro. Un dollaro debole è normalmente positivo per l’oro denominato in dollari, offrendo un certo sostegno, anche se resta da vedere se questo sostegno potrà mantenersi e dipenderà da come i prossimi dati sull’inflazione influenzeranno la politica della Fed.
Anche il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato che i rischi connessi all’elevato debito pubblico e al rialzo dei rendimenti obbligazionari non possono essere sottovalutati, e che la pressione inflazionistica indotta dalle guerre potrebbe spingere i rendimenti ulteriormente verso l’alto. Questi rischi macro rendono il ruolo dell’oro come strumento di copertura di lungo termine ancora valido, anche se a breve il mercato resta in attesa dei dati.
In attesa dei dati chiave, la direzione futura dell’oro dipenderà dalla lotta tra inflazione e segnali di politica monetaria
In sintesi, il leggero calo attuale del prezzo dell’oro riflette più una cautela pre-evento che un vero cambio di tendenza. Le oscillazioni del petrolio e i timori per l’inflazione dovuti al conflitto in Medio Oriente, le posizioni prudenti della FED sui rialzi dei tassi e la discesa del dollaro si combinano per creare pressioni multiple sull’oro. Nei prossimi giorni, la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), del prezzo alla produzione (PPI) e il discorso del Presidente della Federal Reserve potranno rompere questa situazione di stallo. Se i dati continueranno a mostrare una inflazione persistente, specie alimentata dai prezzi energetici, il mercato potrebbe tornare a prezzare uno scenario di tassi elevati prolungati, il che peserebbe sull’oro. Al contrario, segnali di raffreddamento dell’inflazione, combinati con un perdurare del rischio geopolitico, potrebbero ridare slancio alla domanda di oro come asset rifugio e strumento di copertura.
(Grafico daily dell’oro spot, fonte: Easy Forex)
Ora di Pechino 07:24, l’oro spot è quotato a 4155,94 dollari l’oncia.
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