Tempesta fiscale sulle banche britanniche: dilemma tra riparare il bilancio dello Stato e mantenere la stabilità finanziaria, il confronto tra il cancelliere Hunt e il governatore Bailey si intensifica
Il Cancelliere dello Scacchiere britannico, John Healey, prevede di aumentare le tasse per le banche nel bilancio del 28 ottobre, al fine di colmare il drastico calo delle riserve fiscali dovuto all'aumento dei costi di indebitamento causato dalla guerra.
Secondo quanto riportato da Finanza Intelligente APP, il Cancelliere dello Scacchiere britannico John Healey intende aumentare le tasse alle banche nella legge di bilancio del 28 ottobre, al fine di colmare l’improvvisa riduzione del margine fiscale, diminuito a causa dell’aumento dei costi di finanziamento dovuto alla guerra. Tuttavia, questo piano ha rapidamente suscitato un avvertimento pubblico da parte del Governatore della Bank of England, Andrew Bailey, e ha incontrato una forte opposizione da parte del settore bancario, con le azioni delle banche inglesi in calo venerdì. Una battaglia politica sulle tasse alle banche sta portando alla luce profonde contraddizioni tra il Tesoro, la Banca Centrale e la City finanziaria di Londra.
Pressione fiscale costringe ad aumentare le tasse
Dall’insediamento del Primo Ministro Andy Burnham a luglio e della nomina di Healey come Cancelliere, la tassa sulle banche pende come una spada di Damocle sui mercati. L’aumento dei costi di finanziamento legati alla guerra tra Stati Uniti e Iran avrebbe già dimezzato il margine fiscale di 23,6 miliardi di sterline ereditato da Healey dall’ex Cancelliere Laburista Rachel Reeves. Per mantenere i piani di riduzione del deficit, Healey deve trovare nuove fonti di entrate.
Secondo studi di mercato, se venisse completamente annullata la misura del 2023 che aveva ridotto la tassa bancaria supplementare dall’8% al 3% da parte del governo conservatore, si potrebbero raccogliere ulteriori 3 miliardi di sterline (4 miliardi di dollari).
The Guardian ha riferito venerdì che Healey ha già deciso di aumentare le tasse alle banche nella legge di bilancio, e gli analisti ritengono che l’aumento della tassa supplementare al 3% sia una delle opzioni possibili.
Il mercato ha reagito rapidamente. Barclays, Lloyds e NatWest hanno aperto in leggero calo per poi voltare verso un lieve rialzo, ma comunque sottoperformando i bancari della zona euro che sono saliti dello 0,9%. Gli investitori temono che l’aumento delle tasse possa erodere la redditività e il ritorno sul capitale delle banche britanniche che hanno appena iniziato a riprendersi.
“Guerra Fredda” tra Banca Centrale e Tesoro
Intervenendo a Bangkok alla conferenza dell’Institute of International Finance venerdì, Bailey ha risposto con prudenza quando interrogato sulla proposta: “Non è affar mio. Non sono coinvolto. È competenza del Tesoro.” Tuttavia, in precedenza aveva più volte avvertito chiaramente che qualsiasi misura punitiva contro gli istituti di credito avrebbe solo fatto aumentare i tassi sui mutui, ridotto gli interessi sui depositi e messo a rischio la stabilità finanziaria. Bailey ritiene che ridurre gli interessi pagati dalla Banca Centrale alle banche sulle riserve equivalga, in sostanza, a una tassa bancaria.
A giugno, davanti alla Commissione Economica della Camera dei Lord, aveva dichiarato che se le banche non possono generare rendimenti, gli azionisti non sosterranno il capitale necessario alla crescita. Dopo la crisi finanziaria, il settore bancario britannico non è stato in grado di coprire il costo del capitale per oltre dieci anni, recuperando solo negli ultimi tre anni. “Senza la stabilità finanziaria, non possiamo raggiungere la crescita.” La posizione di Bailey entra in diretto contrasto con le esigenze fiscali di Healey; anche se entrambi si trovano a Bangkok questa settimana, le divergenze di politica sono evidenti.
L’industria bancaria controbatte: Tassazione già elevata, più tasse indeboliscono la competitività
Anche il settore finanziario oppone una forte resistenza. Wim Mijs, CEO della Federazione Bancaria Europea, sostiene che tassare le banche britanniche verrebbe semplicemente trasferito “su qualche altro anello dell’economia”, senza contribuire in modo efficace alla crescita. UK Finance, l’associazione bancaria britannica, cita i dati della Biblioteca della Camera dei Comuni: per l’anno fiscale 2024/25, le banche hanno già pagato 8,8 miliardi di sterline di imposta sulle società, 1 miliardo in tassa supplementare e 1,3 miliardi in tassa bancaria, mentre le imposte sui salari dei dipendenti ammontano a ulteriori 35,2 miliardi di sterline.
L’associazione avverte che ulteriori aumenti fiscali indeboliranno la competitività del Regno Unito, ridurranno gli investimenti e l’occupazione, andando contro l’obiettivo del governo di ottenere “crescita in ogni regione”.
Le ricerche di settore mostrano che le quattro principali banche britanniche – HSBC, Barclays, Lloyds e NatWest – prevedono un utile ante imposte aggregato di circa 60 miliardi di sterline tra il 2027 e il 2028. I critici definiscono questi profitti “eccessivi”, mentre le banche ribattono che la ripresa degli utili è dovuta all’alto livello dei tassi di interesse, che a sua volta è conseguenza dell’inflazione spinta dalla guerra, non un “tesoretto” strutturalmente sostenibile.
Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, ha persino lasciato intendere di poter rinunciare al progetto di costruzione della nuova sede europea da 10 miliardi di sterline a Canary Wharf, in segno di protesta contro l’aumento delle tasse.
L’equilibrio difficile tra crescita e stabilità
In un’intervista a Bangkok giovedì, Healey ha descritto la City di Londra come una delle “perle della corona” dell’economia britannica, sottolineando al contempo la necessità di mantenere solidi i conti pubblici. Questa presa di posizione riflette perfettamente il suo dilemma: da una parte, occorre colmare il buco fiscale; dall’altra, una tassazione eccessiva può danneggiare la competitività della City, frenare la crescita e alla fine ridurre la base imponibile.
La legge di bilancio del 28 ottobre sarà un momento decisivo. Se Healey insisterà nell’aumentare le tasse, potrà acuire le tensioni con Banca Centrale e settore finanziario, e spingere a ulteriori turbolenze delle azioni bancarie; in caso di rinuncia, dovrà trovare nuove risorse, mettendo a rischio il piano di riduzione del deficit. In ogni caso, questa disputa sulla tassa bancaria mostra chiaramente che, nell’attuale scenario di guerra, inflazione e pressione fiscale, il margine di manovra del Regno Unito tra “crescita” e “stabilità” si sta restringendo sempre di più.
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