Il prezzo dell’oro torna a salire, la volatilità dei cross con lo yen pesa sul dollaro
Huitong News, 3 settembre—— Mercoledì i prezzi dell'oro hanno registrato un rimbalzo, sostenuti dalla diminuzione dei rendimenti dei Treasury statunitensi e dall'indebolimento del dollaro. Le crescenti tensioni in Medio Oriente hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, complicando ulteriormente le previsioni sull'inflazione delle principali banche centrali. Sotto la media mobile semplice a 100 giorni, i ribassisti restano in controllo, con il bordo inferiore delle bande di Bollinger che costituisce il primo supporto.
Durante la sessione americana di mercoledì (2 settembre), l'oro spot ha registrato un deciso rimbalzo, recuperando tutte le perdite precedenti; lo yen si è apprezzato all'improvviso, provocando vendite generalizzate di dollari USA e, insieme alla riduzione dei rendimenti dei Treasury statunitensi, ha fornito un doppio sostegno al metallo prezioso. Al momento della scrittura, l'oro spot viene scambiato intorno ai 4.373 dollari, in aumento di quasi l'1,0% nella giornata; precedentemente il prezzo aveva toccato un minimo giornaliero di 4.282 dollari, il livello più basso dal 7 agosto.
Il cambio USD/JPY è crollato bruscamente durante la sessione americana, dopo aver quasi raggiunto la soglia di 160, inducendo il mercato a speculare su un nuovo intervento giapponese nel mercato dei cambi. Il rafforzamento dello yen si è esteso su tutte le coppie con yen, con forti ribassi per EUR/JPY, GBP/JPY e AUD/JPY. Tuttavia, al momento non ci sono conferme ufficiali di un intervento giapponese sul forex.
I dati del mercato del lavoro statunitense deludono le attese, esercitando ulteriore pressione sul dollaro. Il rapporto ADP sull’occupazione privata ha mostrato che ad agosto il settore privato USA ha creato 38.000 nuovi posti di lavoro, meno delle 47.000 stimate dal mercato e del precedente incremento di 46.000.
L’indice del dollaro (DXY) si trova attualmente intorno a 99,55, in calo dallo 99,86 del 14 agosto, e oggi perde lo 0,12%.
Anche se l’oro beneficia di un recupero a breve termine, il contesto generale resta impegnativo. Dopo diverse settimane di relativa calma, le tensioni in Medio Oriente sono riesplose, spingendo i prezzi del petrolio al rialzo e riaccendendo le preoccupazioni sull’inflazione, con conseguente vendita massiccia di obbligazioni a livello globale. Il rendimento dei Treasury decennali USA ha raggiunto il 4,81%, massimo da ottobre 2023, per poi scendere intorno al 4,79%. Rendimenti più alti aumentano il costo opportunità di detenere oro, che non offre interesse, limitando così i prezzi.
Il presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, ha dichiarato mercoledì: “L’aumento dei rendimenti è dovuto ai solidi fondamentali economici e alle prospettive economiche favorevoli, non alle aspettative d’inflazione.” Ha inoltre sottolineato che vi è una certa correlazione tra i rendimenti obbligazionari e il conflitto in Medio Oriente.
Dal punto di vista della politica monetaria, il mercato ha aumentato le scommesse su un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre. La settimana scorsa, il presidente della Fed Kevin Walsh ha tenuto una posizione più da falco sulla questione inflazione durante il simposio annuale delle banche centrali globali di Jackson Hole, rafforzando ulteriormente le aspettative di un aumento dei tassi. Lo strumento CME FedWatch indica che la probabilità di un rialzo nella riunione del 15-16 settembre è salita al 64%, contro il 36% di una settimana fa.
In questo contesto, se la fase di vendite del dollaro dovesse continuare, l’oro potrebbe proseguire il suo recupero a breve termine. Tuttavia, le aspettative da falco sulla Fed, i rendimenti elevati dei Treasury USA e i rischi inflattivi legati al conflitto in Medio Oriente limiteranno ulteriormente lo spazio di crescita dei prezzi dell’oro. I trader ora attendono con particolare attenzione il rapporto sul mercato del lavoro non agricolo statunitense di venerdì: questo dato potrebbe influenzare la valutazione del percorso dei tassi da parte della Fed, guidando il prossimo movimento di dollaro, rendimenti e oro.
L’oro spot attualmente mantiene il supporto precario sulla media mobile semplice a 100 giorni intorno a 4.361 dollari, che funge da fragile difesa al ribasso, ma il prezzo resta sotto la banda centrale di Bollinger (circa 4.450 dollari).
(Grafico giornaliero oro spot Fonte: Yihuitong)
L’indicatore RSI giornaliero oscilla vicino alla linea di demarcazione dei 50 punti, mentre l’istogramma MACD resta in territorio negativo; entrambi gli indicatori segnalano un indebolimento della pressione rialzista, con l’attuale prezzo dell’oro che si muove in un range tendenzialmente neutro.
Guardando al rialzo, il primo livello di resistenza si trova sulla media mobile a 20 periodi delle bande di Bollinger a 4.450 dollari; se i rialzisti dovessero riconquistare il controllo del mercato, la resistenza successiva sarà la banda superiore di Bollinger a 4.685 dollari.
Al ribasso, il supporto immediato è dato dalla media mobile a 100 giorni a 4.361 dollari, seguito dalla banda inferiore di Bollinger a 4.215 dollari. Se la pressione di vendita dovesse intensificarsi e l’oro scendere ulteriormente, il prossimo importante livello di supporto sarà la soglia psicologica dei 4.000 dollari.
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