Il CFO afferma che SpaceX (SPCX.US) ha maggiore fiducia nell'obiettivo di ricavi annui di cento miliardi di dollari! Grande ordine per la potenza di calcolo terrestre, la visione dell'AI nello spazio apre nuove prospettive
Il Direttore finanziario Brett Johnson ha dichiarato che la società è sempre più convinta di poter raggiungere un fatturato annualizzato di 100 miliardi di dollari.
Secondo quanto riportato da Zhitong Finance APP, SpaceX (SPCX.US), leader nell’IA e nell’esplorazione spaziale fondato e guidato da Elon Musk, ha annunciato al prestigioso Goldman Sachs Communacopia+ Technology Conference che il nuovo contratto per la fornitura di infrastrutture di calcolo AI porterà da dicembre ricavi mensili per 1,11 miliardi di dollari, pari a circa 13,32 miliardi su base annua, rafforzando così la fiducia del management nel raggiungimento dell’obiettivo di un annual revenue run rate di 100 miliardi di dollari. L’annuncio evidenzia inoltre come il business infrastrutturale per l’AI sia diventato il nuovo motore di crescita del gruppo. Il CFO di SpaceX, Bret Johnson, ha anche illustrato i piani di ampliamento della potenza di calcolo terrestre, lo sviluppo di risorse di IA in orbita, la commercializzazione su larga scala di Starship e l’espansione dei servizi satellitari diretti verso smartphone, accompagnati da un calendario preciso per ciascun segmento di crescita.
I 100 miliardi di dollari rappresentano il target di SpaceX per il run rate di ricavi annuale da raggiungere entro la fine del 2026. Questo target richiede una crescita sostenuta dei ricavi: per centrarlo, la società dovrà raggiungere circa 8,33 miliardi di dollari di entrate mensili, ovvero più del triplo rispetto ai 2,6 miliardi medi mensili del secondo trimestre.
In un post su X, Elon Musk aveva previsto che i ricavi annui di SpaceX raggiungeranno circa 3.500 miliardi di dollari entro il 2033, un obiettivo ancora più ambizioso rispetto al precedente “1.000 miliardi entro il 2030”; se si prende come base la stima di Wall Street di 100 miliardi di ricavi nel 2027, ciò implicherebbe una crescita di 35 volte in sei anni, con un tasso composito annuo dell’81%. Tuttavia, queste sono proiezioni personali di Musk, non guidance ufficiale della società.
L’accordo per la potenza di calcolo con Google e Anthropic vale rispettivamente circa 920 milioni e 1,25 miliardi di dollari al mese. Se il nuovo contratto partirà secondo i piani e le due partnership precedenti rimarranno stabili, i tre accordi genereranno insieme circa 3,28 miliardi di dollari mensili. Questi numeri evidenziano come la vendita di servizi di calcolo ad altri clienti stia diventando un pilastro della crescita dei ricavi di SpaceX. Va però aggiunto che il contratto di cloud AI da 6,7 miliardi non riporta una durata certa, quindi non può essere incluso direttamente nel conteggio dei ricavi mensili o annui.
Questi progressi permettono di espandere ulteriormente le fonti di crescita di SpaceX verso i servizi AI destinati al settore commerciale, lasciando al contempo all’attività di calcolo in orbita un importante potenziale di crescita futura. I maxi-contratti di acquisto cloud AI gestiti da SpaceX rafforzano la prospettiva positiva da parte del mercato sulla domanda generale nell’industria della potenza di calcolo per l’Intelligenza Artificiale.
Alla Goldman Sachs Communacopia+ Technology Conference, SpaceX ha mostrato una forte determinazione nel voler raggiungere il run rate di 100 miliardi di dollari su base annua. L’azienda prevede di espandere la capacità delle infrastrutture AI a terra da poco più di 2 GW entro la fine del 2026, a un target tra 5 e 10 GW nel 2027, esplorando contemporaneamente il calcolo in orbita per superare i limiti della rete elettrica terrestre. SpaceX punta a iniziare la commercializzazione del calcolo modulare in orbita entro la fine del decennio, con l’obiettivo a lungo termine di raggiungere 100 GW di potenza AI in orbita ogni anno - valore che, se utilizzato continuativamente per 365 giorni, equivarrebbe a circa un quinto della produzione elettrica annuale degli Stati Uniti nel 2025.
Nuovi contratti AI rafforzano SpaceX: il super-impero “AI + Spazio” entra nella fase di consegna cruciale dell’obiettivo 100 miliardi
Il CFO di SpaceX, Bret Johnson, ha ribadito la crescente fiducia nel traguardo dei 100 miliardi di revenue run rate su base annua, sottolineando l’ottimismo sia del management che del mercato nella crescita rapidissima di questo gigante tech di Elon Musk che presidia applicazioni AI, risorse di calcolo su larga scala, space business e internet satellitare.
Nel suo intervento a Communacopia+, Johnson ha confermato la firma con un cliente anonimo di un nuovo contratto per servizi AI, del valore di 1,11 miliardi di dollari al mese da dicembre, pari a circa 13 miliardi annui. Questa intesa rafforza “ulteriormente la convinzione” di SpaceX di poter raggiungere il traguardo del run rate di 100 miliardi di dollari annui.
Ha inoltre delineato i piani di espansione della capacità AI a terra, segnalando che SpaceX mira a superare leggermente i 2 GW di infrastruttura installata entro la fine del 2026, per arrivare a 5-10 GW nel 2027.
Johnson ha sottolineato che l’approvvigionamento di energia sta diventando un vincolo crescente per le infrastrutture AI terrestri, uno dei motivi per cui SpaceX vede nel calcolo orbitale una grande opportunità futura.
In termini numerici, l’obiettivo di run rate annuo si basa sulla proiezione annualizzata dei ricavi mensili moltiplicati per 12, senza garanzia che il bilancio 2026 chiuda davvero a 100 miliardi. SpaceX dovrà infatti generare circa 8,3 miliardi di ricavi al mese per raggiungere quel target, un valore più che triplo rispetto ai circa 2,6 miliardi medi mensili del secondo trimestre, quando i ricavi erano stati 7,8 miliardi.
Gli attuali contratti includono un accordo di cloud computing AI da 6,7 miliardi, che entrerà in vigore da ottobre con aumento graduale della fornitura, e un contratto di hosting AI da 1,11 miliardi mensili dal prossimo dicembre. Le partnership con Google e con Anthropic, leader AI globale in procinto di sbarcare in borsa, già generano oltre 2 miliardi/mese.
Il raggiungimento del traguardo dei 100 miliardi dipenderà dal ritmo di espansione di questi contratti: ritardi o rallentamenti potrebbero significare il mancato risultato annuo.
Johnson aveva già dichiarato che, grazie ai grandi contratti di affitto potenza, l’investimento nelle infrastrutture AI potrebbe essere ripagato in meno di un anno.
Morgan Stanley, importante banca d’affari di Wall Street, si è soffermata sulle dinamiche generate dal grande modello OpenAI Astra (definito dall’AD Nvidia Huang come “l’inizio dell’era AGI”), secondo cui i progressi dei modelli generativi aumentano fortemente la convenienza economica di nuove applicazioni, rafforzando la domanda di potenza di calcolo, energia per data center, substrate e storage. Secondo le simulazioni, la capacità energetica impegnata dai grandi provider cloud per l’AI crescerà da circa 35 GW nel 2025 fino a 145 GW nel 2028, più che quadruplicando.
Il lancio di Astra ha rafforzato le aspettative sullo sviluppo dell’AGI (Intelligenza Artificiale Generale), facendo decollare la domanda di calcolo, mentre i nuovi modelli di “pagamento a risultato” potrebbero incrementarla ulteriormente. Evidenza di domanda concreta arriva anche dal ciclo di sviluppo R&D su base AI, ovvero il percorso di “Recursive Self-Improvement (RSI)” dove AI sviluppa altre AI.
Con la richiesta di potenza AI che accelera trainata da Astra, Morgan Stanley prevede che la spesa capital intensive complessiva dei quattro principali colossi cloud e AI nordamericani salirà da 917 miliardi di dollari nel 2026 a 1.470 miliardi nel 2027, per arrivare a 1.640 miliardi nel 2028; la capacità installata crescerà da 35 GW nel 2025 a 145 GW nel 2028.
La sostenibilità degli investimenti AI dipende da ritorno del capitale e flussi di cassa operativi. Le stime indicano che le aziende che gestiscono in proprio modelli e infrastrutture e offrono API possono ottenere un ROIC del 46%, superiore al 31% dei cloud provider che affittano GPU e al 25% di chi si appoggia a terze parti. A beneficiarne sono quindi i gruppi che controllano modello, calcolo e canale commerciale. Sempre secondo Morgan Stanley, per i quattro giganti le cash flow operative saliranno da 739 a 1.230 miliardi tra 2026 e il 2028, con necessità di debito aggiuntivo che scenderà da 238 a 90 miliardi.
La crescita degli ordini AI trainata dalla capacità a terra, la visione spaziale apre futuri confini
L’aggressivo piano di espansione AI di SpaceX offre alle grandi firme di Wall Street come Morgan Stanley e Goldman Sachs il metro concreto per misurare la domanda di filiera. SpaceX prevede di installare poco più di 2 GW di infrastrutture AI a terra entro la fine del 2026, salendo a un obiettivo fra 5 e 10 GW nel 2027.
Il gigawatt misura la potenza degli impianti, mentre la reale capacità di calcolo dipende dalla configurazione di chip, efficienza cluster e utilizzo effettivo. Gli agenti intelligenti impegnati in task complessi e ripetitivi aumenteranno la domanda di calcolo, storage e rete; l’acquisto anticipato delle capacità da parte dei grandi clienti è un segnale chiaro della trasformazione della domanda in business reale. La costruzione delle infrastrutture stimola acquisti di GPU/TPU/XPU, memorie HBM/DRAM ad alte prestazioni, SSD enterprise, collegamenti ottici e sistemi di alimentazione, anche se i ricavi effettivi dei supplier dipenderanno dall’avvio produttivo e dalla quota ordini.
La potenza in orbita rappresenta per SpaceX una risposta alla scarsità di energia terrestre ed è un piano di lungo periodo. L’azienda ha richiesto l’autorizzazione a dispiegare fino a un milione di satelliti data center, con ipotesi di lancio dei primi esemplari entro fine 2027 - un piano insomma di prospettiva futura, più che attuale.
I potenziali vantaggi dei data center AI spaziali risiedono nell’uso dell’irraggiamento solare in orbita per ridurre la dipendenza dalla rete elettrica e dal terreno. Le sfide ingegneristiche vanno dai costi di lancio ai sistemi di alimentazione, dall’ambiente radiativo alle capacità di comunicazione e alle procedure di manutenzione; un aspetto chiave è però la dissipazione del calore: nel vuoto manca la convezione d’aria, quindi il calore generato dai chip va convogliato ai radiatori e lì disperso tramite irraggiamento, e sia la superficie che la massa dei sistemi di raffreddamento costituiscono un fattore limitante rilevante per la scala.
La logica alla base dei data center AI orbitali è produrre energia solare e calcolo direttamente nello spazio, rimandando i soli dati necessari a terra, per ridurre la pressione su risorse come energia, terreno e acqua di raffreddamento terrestre.
Le orbite sincrone che garantiscono esposizione solare quasi continua sono preferite, per minimizzare le batterie; ma le basse temperature nello spazio non implicano che i chip si raffreddino da soli: quasi tutta l’energia assorbita viene trasformata in calore che, in assenza di convezione, deve essere evacuato dai radiatori via tubi di calore o circuiti a fluido.
Pesi, costi di lancio, resistenza alle radiazioni, capacità di comunicazione ad alta banda e manutenzione resteranno quindi i veri vincoli industriali. L’uso di celle solari leggere migliora tanto l’alimentazione, ma la fattibilità del sistema dipende dalla maturità complessiva delle tecnologie in campo.
Subito dopo che il “super-dominatore delle AI chip” Nvidia ha rimarcato la crescita degli investimenti globali e l’inizio di una nuova bull run della supply chain AI con il suo ultimo potente report, Musk annuncia la prossima estensione dei confini delle infrastrutture AI dal suolo all’orbita: SpaceX infatti mira a lanciare nel Q4 2027 i primi satelliti data center AI costruiti sulla base delle nuove GPU Nvidia Vera Rubin, con l’obiettivo di raggiungere una “scala significativa” già nel 2028. Non si tratta di sostituire subito i datacenter terrestri, ma di aggiungere capacità aggirando i colli di bottiglia connessi a rete elettrica, terreno e acqua.
Musk e il management di SpaceX sono convinti che nel 2030 la domanda di potenza dei data center globali possa arrivare a 235 GW, di cui il 70% destinato all’AI, superando quanto l’infrastruttura terrestre può sopportare; il Sole rappresenta il 99,8% dell’energia del Sistema Solare. Per questo, SpaceX progetta di iniziare a commercializzare la potenza AI orbitale già entro la fine del decennio, puntando a dispiegare ogni anno 100 GW di capacità AI, quantità che assorbirebbe circa un quinto dell’elettricità prodotta in tutti gli USA nel 2025.
Nella documentazione per la raccolta fondi, SpaceX definisce la costruzione di una “civiltà spaziale in continua espansione, capace infine di utilizzare tutta l’energia solare (Civiltà di Tipo II)” come obiettivo di trasformazione di lungo termine; lo stesso Musk ha prospettato che l’installazione di fabbriche lunari, lanciatori mass drive e la messa in orbita di hardware AI per oltre 100 terawatt/anno saranno tappe cruciali verso un avanzamento “significativo e concreto” verso la Civiltà II.
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